Cartografia dell’invisibile

testo italiano in basso

Title: Cartografia dell’invisibile (Cartography of the Invisible)
Instruments: soprano, flute, cello
Duration: 15'
Year of composition: 1993
Ownership, publisher: author
First performance: da “Cartografia dell’invisibile: Tavola III, V, VII, 2’13", 1’42", 2'46". Faenza, Teatro Comunale, novembre 1993, Barbara Lazotti, soprano; Paolo Zampini, flauto; Luca Peverini, violoncello,
Other indications: dedicated to Barbara Lazotti

Listen to fragments of the Tavole

III

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V

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VII

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In this concert, I present two pieces from an unfinished cycle of seven songs for soprano, flute and cello.
There is no text; the voice is used as an instrument, while the instruments are used in unusual ways or are prepared. If music is an invisible territory, the score is its map; hence the title.

The pieces presented here are the first completed ones from Cartografia dell'invisibile (Cartography of the Invisible), a cycle of eight Tavole (Tables) for chamber ensemble; some of them (I, II, III, V and VIII) include soprano, while the others are purely instrumental.

Reading Gregory Bateson's statement, 'The map is not the territory', revealed to me the image of the score as a map of a sound territory. But where is this territory?
In the mind of the composer, in that of the performers, or in the acoustic reality they produce? In the ear and mind of the listener? Or, latent, in the matter and form of musical instruments?

The texts appearing in these three passages are an irregular journey between places united by the presence of eyes, the sense of sight, and the act of seeing, presented in different languages, scripts, and alphabets.

In Table III: a fragment of a contemporary manuscript in Italian with its 'rhythmic version' in an alphabet whose script has been invented (and therefore has no existing sound);

In Table V: the ideographic writing of a Chinese quatrain from the T'ang period (618-906) without music, therefore not spoken or even translated (its sound and meaning unknown to us);

In Table VIII: a fragment of Heraclitus summarily 'spoken' in Italian by the soprano using the manual alphabet of the deaf, which ends with her hands over her eyes (the childish gesture that creates mutual invisibility between the world and the individual), in sync with the acoustic darkness, the silence created by the music that ends.

G.G. Turin, September 1993

 

 

Titolo: Cartografia dell’invisibile
Organico: soprano, flauto, violoncello
Durata: 15’
Anno di composizione: 1993
Proprietà, editore: autore
Prima esecuzione: da “Cartografia dell’invisibile: Tavola III, V, VII, 2’13", 1’42", 2'46". Faenza, Teatro Comunale, novembre 1993, Barbara Lazotti, soprano; Paolo Zampini, flauto; Luca Peverini, violoncello,
Altre indicazioni: dedicato a Barbara Lazotti

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Ascolta un frammento dalle Tavole:

III

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VII

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In questo concerto presento due numeri di un ciclo incompiuto di sette canti per soprano, flauto e violoncello.
Non esiste testo, la voce è usata come uno strumento mentre gli strumenti sono usati in modi inconsueti o sono preparati. Se la musica è un territorio invisibile, la partitura ne è la mappa; da qui il titolo.

I brani qui presentati sono i primi compiuti di Cartografia dell'invisibile, un ciclo di otto Tavole per organico cameristico; di esse alcune (I, II, III, V e VIII) comprendono il soprano, le altre saranno solo strumentali.

La lettura della affermazione di Gregory Bateson: " La mappa non é il territorio" mi ha rivelato l'immagine della partitura come mappa di un territorio sonoro. Ma questo territorio dov'é?
Nella mente del compositore, in quella degli interpreti o nella realtà acustica da loro prodotta? Nell'orecchio e nella mente di chi ascolta? O ancora, latente, nella materia e nella forma degli strumenti musicali?

I testi che compaiono in questi tre brani sono un tragitto irregolare tra luoghi accomunati dalla presenza di occhi, dal senso della vista, dall'atto del vedere presentati con diversi linguaggi, grafie e alfabeti.

Nella Tavola III: un frammento di manoscritto contemporaneo in lingua italiana con la sua 'versione ritmica' in un alfabeto di cui si è inventata la grafia (dunque dal suono inesistente);

Nella Tavola V: la scrittura ideogrammatica di una quartina cinese del periodo T'ang (618-906) fuori musica, dunque non detta e neppure tradotta (dal suono e dal senso a noi sconosciuti);

Nella Tavola VIII: un frammento di Eraclito sommariamente 'detto' in italiano dal soprano con la chironomia dell'alfabeto manuale internazionale dei sordomuti, che si conclude con le mani sugli occhi (il gesto infantile che crea l'invisibilità reciproca tra mondo e individuo), in sincronia con il buio acustico, il silenzio creato dalla musica che finisce.

G.G. torino settembre 1993

I testi in italiano:

Tavola III
e m'é nemico l'archivio dell'universo
che non ha più occhi per ricordare,
GianLuca Favetto: 16 occasioni per musica. Appunti manoscritti, 1984

Tavola V: Guardando nello specchio
Passano gli anni
svanisce il roseo volto,
col passo del dolore
s'imbianca la mia chioma:
allo specchio, stamane,
di quello scrigno aperto,
mi credei un altro,
incontrai un ignoto
Li Ch'ung-ssu (VII-VIII secolo d.C)

Tavola VIII
più degli orecchi gli occhi testimoniano
Eraclito: Frammenti (V-VI sec.a.C.)