Titolo: Dieci piccoli pezzi
Organico: violino, violoncello e pianoforte
Durata: 13’34”
Anno di composizione: 1991
Proprietà, editore: BMG Ariola
Prima esecuzione: Torino, Pomeriggi Musica Nuova 1991, Tempio Valdese. Gisella Tamagno, violino, Marco Ferrari, violoncello, Dario Vagliengo, pianoforte;
Altre indicazioni: sottotitolo: “ e alla fine non rimase che il silenzio”
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La prima bozza del titolo era “Dieci piccoli pezzi ripetitivi: e alla fine non rimase che il silenzio”.
Chiaro il riferimento ai dieci piccoli indiani di Agatha Christie e al suo sottotitolo originale “…. e alla fine non rimase nessuno” che riprendeva l’ultimo verso di una filastrocca inglese dell’epoca a cui la Christie si era ispirata per il suo thriller più famoso.
La sfida, mentre progettavo il brano, per me era questa: scrivere un pezzo di musica ripetitiva che non suonasse ipnoticamente tale - anzi che suonasse aforisticamente essenziale (lapidario) come i Sechs kleine Klavierstücke op.19 (Sei piccoli pezzi pianistici) di Arnold Schönberg - e che seguisse meccanismi compositivi rigorosi tali da portare l’ultimo brano ad essere costituito solo da pause.
Il punto di partenza sono state proprio tutte le pause dei Sei pezzi di Schönberg, organizzate in una pagina che ha una struttura ritmica ben chiara a vedersi ma altrettanto inudibile.
Lo scheletro ritmico di questa pagina compare come undicesimo brano fantasma e fornisce gli elementi che ho usato nella organizzazione iperstrutturata dell’intero brano: dinamiche, strumentazione, densità armonica e ritmica, categorizzazioni timbriche, cellule ritmiche etc.
Il primo ascolto distratto, come in ogni buon thriller, non rileva nulla di tutto ciò.
G.G. 1999