Titolo: Enfer
Organico: audio
Durata: indefinita
Anno di composizione: 2003
Proprietà, editore: autore
Prima esecuzione: Thiers, Musee art contemporaine Le Cruex de l’enfer, maggio-ottobre 2003
Altre indicazioni: installazione audio per Le voyage au bout de la nuit, di Alfredo Romano
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Le Cruex de l’Enfer (che può essere tradotto come il buco, l’incavo, il vuoto dell’inferno) è un luogo dove fabbriche dismesse e abbandonate di coltelli sono state trasformate in spazi per l’arte contemporanea.
Qui, in fondo ad una gola fredda e umida, lavoravano le persone che arrotavano le lame, su mole mosse dall’acqua del torrente, sdraiati su tappetini posti sul pavimento di cemento. Mi hanno raccontato che spesso, per scaldarsi, tenevano un cane sul dorso, accucciato.
Le voyage au bout de la nuit, il lavoro realizzato da Alfredo Romano per questi spazi, è costituito da una serie di lampade coniche in
ferro crudo, appese al soffitto e galleggianti a circa 40 cm dal pavimento sopra un tappettino in gomma nera, arrotolato a testiera e trattenuto da morse di acciaio. Le lampade emettono luce, calore e suoni: all’interno del cono in ferro ci sono una luce gialla a bassa efficienza luminosa ed un altoparlante.
Ho creato una partitura polifonica (ogni lampada ha un suo altoparlante per un numero di canali indefinito, tanti quanti sono le lampade, pilotati da CD) in cui si contrappuntano vecchie registrazioni di canti popolari annebbiati dal tempo, suoni aritmicamente lenti, ritmi cadenzati e rotanti di ferri sfregati e sciabordii di acque. I suoni elettronici sono stati realizzati con GENESIS, software di sintesi per modelli fisici dell''ACROE di Grenoble.
L’inferno di quelle dure condizioni umane risuona come memoria acustica nel vuoto degli spazi espositivi.
GG, 2003
“ … i toni di una denuncia senza mezzi termini, quella che si palesa nella scultura e nell’installazione di Alfredo Romano: il rumore ha portato ad una disgregazione sociale che si è spinta sino al degrado. La sua ricerca affonda i colpi all’interno di nodi esistenziali e sociali, è tesa e veemente, come i suoni interiorizzati tra reale e virtuale da Giuseppe Gavazza.
Quel che conta per il musicista è il rapporto che si instaura tra gesto e strumento, un approccio alla musica che si fonda su accelerazioni e rallentamenti, sequenze, successioni, all’interno di un paradigma complesso.”
Tiziana Conti, dal catalogo: Il rumore del mondo,
Complesso monumentale di Santa Croce, Piazza Vasari, Bosco Marengo aprile 2004
