Titolo: Five players (for Morton Feldman)
Organico: per pianoforte, violino, violoncello, flauto in sol/ottavino, clarinetto/clarinetto basso e percussioni metalliche ad libitum
Durata: 1000’’ (16’40’’)
Anno di composizione: 1992
Proprietà, editore: BMG Ricordi
Prima esecuzione: Antidogma Ensemble, Paolo Ferrara, Stagione Camerata Strumentale A.Casella, Torino, Tempio Valdese. 1992
Five players e Six players sono due versioni di uno stesso progetto compositivo interamente costruito a partire da frammenti del grande compositore americano Morton Feldman. La dimensione del tempo, in Feldman, acquista un nuovo senso attraverso lente e iterative ripetizioni di frammenti musicali.
Alcuni frammenti tornano con piccole mutazioni, altri si ripetono identici ma anche quando il frammento è lo stesso nella scrittura non può esserlo nella esecuzione dal vivo a causa della imperfezione degli interpreti e dello stato in divenire degli ascoltatori: ogni volta e una volta nuova. Un frammento di Feldman, a maggior ragione, non sarà lo stesso nella partitura di un altro compositore.
Five players (for Morton Feldman) è stato scritto nel 1992 in memoriam e in omaggio al grande compositore americano che avevo scoperto da pochi anni, colpevolmente trascurato com'era (e com'è) dalle programmazioni nostrane.
Il mio debito in questo brano nei suoi confronti è molteplice e va dalla formulazione del titolo e del sottotitolo, che calcano titoli feldmaniani, ai frammenti da cui scaturiscono tutti i materiali musicali del mio brano alla dilatazione e diluizione temporale e dinamica del tessuto sonoro. I frammenti tornano su se stessi con cicli sempre diversi, passano tra gli strumenti, si frantumano, si deformano, si allungano.
Penso alla musica di Feldman come ad un'omeopatia acustica, un ascolto terapeutico che sana dall'inquinamento sonoro e dai ritmi spasmodici attuali. Una slow music in contrapposizione con la fast music commerciale.
Forse per non sentirmi troppo in debito ho scelto che il rapporto più strettamente compositivo, restasse superficiale. Sono partito da Untitled composition for cello and piano, una composizione del 1981 ascoltata in concerto e riascoltata in registrazione che non ho mai analizzato e neppure scorso in partitura al punto che i quattro corti frammenti che ho usato e che muovono tutto il mio brano sono tratti da un articolo letto su una rivista.
Nella prima versione di Five players le percussioni sono suonate dagli stessi strumentisti ma è possibile un’esecuzione senza percussioni o con le percussioni suonate da un elemento aggiunto.
Da Five players ho poi tratto Six players, in pratica lo stesso brano che, avendo un interprete in più (un'armonica a bocca), è - ovviamente - più breve.
G.G. Torino,1992