Titolo: Hälfte des Lebens
Organico: soprano e pianoforte, spazializzazione acustica ad libitum
Durata: 5’40”
Anno di composizione: 1996
Proprietà, editore: autore
Prima esecuzione: Chiesa di Santa Maria del Monastero, luglio 1996, Antidogma, Donatienne Michel-Dansac, soprano; Marinella Tarenghi, pianoforte
Altre indicazioni: sulla omonima lirica di Frederich Holderlin
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Halfte des Lebens (A metà del vivere) è un lied composto sulla poesia di Hölderlin. Il testo gira in tondo e ritorna come nello spazio chiuso della torre in cui Hölderlin visse e scrisse, come nei cicli della vita presenti nel testo stesso. La versione registrata usa una "spazializzazione" acustica semplice: echi leggeri realizzati da pochi strumenti dislocati nello spazio magico in cui il brano venne eseguito per la prima volta: la chiesa di S.Maria del Monastero a Manta.
Ho scritto Hâlfte des Lebens durante un periodo lungo di studio e lavoro all’Ircam di Parigi: lo spazio acustico e l’elettronica erano pane quotidiano. Conoscevo già la piccola chiesa di Santa Maria del Monastero in Manta in cui sapevo il mio brano sarebbe stato eseguito; uno spazio intimo, splendido e affascinante, non solo acustico ma anche visivo, architettonico, storico, affettivo. Volevo usare le nuove conoscenze ed esperienze che stavo imparando e collaudando in un santuario della tecnologia musicale (architetture di cemento e acciaio nel cuore della ville lumiere) adattandole allo spazio antico e “umano” della piccola chiesa antica.
Non volevo insomma rinunciare alle eccitanti nuove conoscenze ma , meno ancora, volevo violentare quello spazio magico con i testimoni della modernità tecnologica: cavi, fili, altoparlanti, monitor e computer. Così mi sono inventato la spazializzazione acustica: altri strumenti (in quella occasione il resto dell’Ensemble Antidogma: violino, violoncello, ottavino e clarinetto basso), disposti intorno al pubblico, in nodi acustici interessanti dello spazio, riprendono alcuni suoni degli interpreti principali (soprano e pianoforte), li tengono, li ripetono in eco, li reverberano, se li passano facendoli girare. Questo spazio acustico che risuona acusticamente ma comunque artificialmente mi è servito a sottolineare alcuni elementi musicali e sonori e mi è parso un buon modo per dare voce ai muri freddi e muti, memoria dei versi e della esperienza di vita del poeta.
Le note di sala della prima
Giuseppe Gavazza: Hâlfte des Lebens
per soprano e pianoforte e spazializzazione acustica ad libitum.
Friedrich Hölderlin visse trentasette anni dentro una torre sul fiume Neckar, a Tübingen, accudito da un falegname di nome Zimmer, in solitudine; suonava il pianoforte e componeva versi siglandoli con nomi e date immaginari.
Trentasette anni, così vicini ad un altro "mezzo del cammin" della vita umana, furono realmente metà del vivere del poeta (1770 - 1843).
Negli essenziali, abbaglianti versi di Hâlfte des Lebens (a metà del vivere) c'è tutto: la natura e i cicli delle stagioni, del giorno e della notte; terra, acqua, fuoco, aria; il mito, il sacro e il sacrificio; la solitudine; lo spazio e il tempo, aperti e chiusi.
In questa intonazione musicale della poesia di Hölderlin sequenze diverse (melodiche, armoniche, ritmiche) si sovrappongono ciclicamente a partire dai versi che si ripetono incompleti, interrotti alle parole "im Winde" , nel vento.
Poco a poco la scrittura musicale, inizialmente aperta, determinata solo dal ritmo dei versi, si chiude in battute misurate e scandite metronomicamente e i muri, muti e freddi, risuonano di echi, restituiscono un canto interiore che si libera.
Hälfte des Lebens prevede la possibilità di aggiungere a soprano e pianoforte una "spazializzazione acustica in tempo reale" realizzata da diversi strumenti liberamente disposti nello spazio; essa non dovrà essere coordinata da un direttore, dovrà essere assolutamente discreta sia acusticamente (sempre al limite dell'udibile) sia visivamente (il centro dell'attenzione dovrà essere comunque su soprano e pianoforte, disposti classicamente).
Di queste parti aggiunte non esiste partitura; potranno essere usati quali e quanti strumenti si vorrà tra quelli previsti e potranno inoltre essere usati strumenti diversi da quelli indicati originariamente purchè sia rispettato il senso acustico della parte (ad esempio flauto dolce anzichè ottavino, viola anzichè violino, liuto anzichè chitarra e così via).
E' proibito l'uso di strumenti elettronici e di qualunque forma di amplificazione elettroacustica.
G.G. Parigi, 3 giugno 1996

Hälfte des Lebens, nella versione per soprano e pianoforte, è presente nel CD:
“Sang und Drang” Canto e Passione
Poesie in musica a Santa Maria del Monastero a Manta
13 Lieder su poesie di Friedrich Hölderlin
Linda Campanella, Ensemble Europeo Antidogma
CD Nuova Era 7364, 2001Dalla presentazione del CD: Hölderlin e i musicisti di oggi
In questo disco troverete sette compositori di oggi che scrivono delle liriche su versi di Hölderlin. Verrebbe da pensare ad un'occasione costruita intenzionalmente, e in effetti le cose stanno proprio così, ma basta uno sguardo sulla musica contemporanea per accorgersi che Hölderlin è in grado di calamitare l'attenzione di compositori come Bruno Madema, Luigi Nono, Gyorgy Kurtag, Heinz Holliger e Wolfgang Rihm. I poeti romantici che alimentarono l'ispirazione dei compositori nel XIX secolo sono, musicalmente parlando, quasi tutti usciti di scena: Hölderlin no.
Ci deve essere una ragione nella riscoperta attualità di quel poeta geniale e stralunato. Luigi Nono, che per Hölderlin aveva negli ultimi Hölderlin della sua carriera un vero e proprio culto, me ne parlava spesso. Quello che lo affascinava e gli faceva considerare il poeta svevo una presenza fraterna e illuminante, era l'apertura, nelle ultime opere, del significato al molteplice. I versi di Hölderlin avevano smesso di avere un significato univoco e le varianti erano alternative possibili.
Per Luigi Nono che aveva lottato tutta la vita contro ogni forma di dogmatismo, anche quelle più nascoste e pertanto più insidiose, si trattava di un punto di vista capitale. Altrettanto profonda è stata la comprensione e partecipazione dello svizzero Holliger che significativamente ha intitolato uno dei suoi capolavori "Scardanelli Zyklus". Scardanelli era il nome col quale Hölderlin si presentava e firmava le sue lettere negli anni della follia. Ci sarebbero voluti anni di attesa e il paziente lavoro critico di Dietrich Sattler per scoprire che la follia di Hölderlin, ammesso che sia realmente esistita, era un fenomeno intermittente che non gli impedì di continuare a scrivere versi mirabili, solo infinitamente più evoluti ed ellittici e pertanto più oscuri. Non è pero necessario andare a scavare nelle macerie degli anni più bui della vita di Hölderlin per rintracciare forti motivi di attualità di una poetica destinata ad essere compresa solo molto più tardi. In questo senso non v'è dubbio che Friedrich Hölderlin è un vero poeta "postumo" e i musicisti hanno avuto un merito non piccolo nello scoprirne le ragioni profonde di attualità. Ci sono nella poetica di Hölderlin due o tre concetti capitali che sembrano idealmente indirizzati alla comprensione da parte dei musicisti: vediamo quali.
Wechseln è in tedesco un verbo che significa cambiare: per Hölderlin "Das Wechseln" (in questo caso il verbo è sostantivato) è un concetto centrale attinto dalla filosofia più antica. Tutto muta e in questo perenne mutare si cone il rischio della dissoluzione del significato. Questo rischio si manifesta con l'Untergehen (un altro verbo sostantivato) che ci fa assistere al trapassare, al dileguare e, infine, al precipitare nell'abisso del significato delle cose, della vita, delle parole, di tutto. Nella tragica parabola disegnata dal Wechseln e dall'Untergehen c'è un attimo di contemplazione lirica che si affida al Zogern (un terzo verbo sostantivato che significa indugiare). L'istante speso nell'indugiare viene descritto da Hölderlin come uno sguardo dal ponte di Heidelberg, un calmo istante di felicità trascorso nella contemplazione del fiume.
Quell'istante è un nulla ma può liricamente dilatarsi all'infinito come comprenderà benissimo Rilke e tuttavia quell'istante non è sottratto al fluire della vita. Si può dire che dal tragico incalzare della vita riceva la sua insperata ragion d'essere illuminando a sua volta quel tra incalzare. Questa meravigliosa e fertilissima reciprocità Hölderlin la esprimerà nell’espressione In Eile Zogern" che tradotta alla lettera significa indugiare nella fretta. Il flusso incalzante e drammatico e i lampi infiniti di quell'indugiare sono condizioni che nulla meglio della musica. può descrivere: nessuno stupore dunque se i musicisti continuano, oggi più di ieri, a riconoscersi nella poesia di Hölderlin.
Enzo Restagno
