Il bambino e le stregonerie

Titolo: Il bambino e le stregonerie
Organico: voce recitante, flauto, clarinetto/clarinetto basso, percussioni, pianoforte, violino, violoncello,
Durata: 12’
Anno di composizione: 1988-89
Proprietà, editore: autore
Prima esecuzione: Torino, Settembre Musica 1989, Aula Magna della Caserma Cernia, direttore, Andrea Molino, voce recitante, Paola Roman,
Altre indicazioni: versione da scuola de “L’enfant et les sortilèges” di M.Ravel. Strumentazioni di Azio Corghi, Giuseppe Gavazza, Giulio Castagnoli, Maria Luisa Pacciani

Inventato e realizzato con i bambini delle classi IVG e H della Scuola Elementare C.Collodi, succursale R.Goitre di Torino dalle Maestre Patrizia Catullo, Alessandra Michelis e Carla Tartaglino. Interventi scenici coordinati da Alessandra Masseglia Materiali scenici infantili coordinati da Carla Tartaglino e Emilia Garda.

Prefazione

Protagonista di L'enfant et les sortilèges, fantasia liricain due parti di Maurice Ravel su libretto di Colette, è unbambino; i compositori Giulio Castagnoli, GiuseppeGavazza e Maria Luisa Pacciani hanno deciso di farconoscere quest'opera ai bambini delle classi III (ora IV)G e H della Scuola Elementare "R. Goitre" di Torino. La prima fase del lavoro è consistita nell'ascolto guidatodella registrazione in lingua originale. La partitura, sud-divisa in sezioni di pochi minuti, è stata proposta aibambini nei singoli incontri con i compositori, durante iquali ogni bambino veniva sollecitato a produrre materialid'invenzione (temi e pensieri, disegni e gesti) a loro voltarivissuti a casa e ripresentati nelle lezioni successive.Parallelamente si dipanava la trama della vicenda con ladrammatizzazione del libretto, tradotto appositamente daFranco Calvetti.
Nella seconda fase (realizzata nel primo trimestre del corrente anno scolastico) una parte di quei materiali è stata utilizzata in una nuova prospettiva, quella di mettere inscena l'opera in una versione scolastica (nata all'internodel "far scuola") con un piccolo gruppo strumentale cheesegue la trascrizione approntata dai tre compositori, cuisi è aggiunto Azio Corghi.
Il risultato, Il bambino e le stregonerie, per sei strumentisti, direttore, attrice e pubblico di bambini esecutori,proposto ora in veste teatrale, non è,solo una rilettura delcapolavoro di Ravel, ma è anche una vetrina del lungo iterdidattico compiuto sull' ascolto.

Quadro primo

Il bambino, redarguito dalla mamma per non aver svolto diligentemente i compiti, si infuria, tiranneggia il gatto e lo scoiattolo, danneggia i libri, gli oggetti e gli arredi della sua stanza, grida la propria ribellione e la propria volontà di essere un bambino cattivo.
Ma gli oggetti inaspettatamente si animano: la poltrona e il dondolo gli si ribellano; il pendolo maltrattato scandisce il tempo in maniera pazza; la tazza cinese e la teiera inglese lo scherniscono esibendosi in danze grottesche; il fuoco tenta di bruciarlo, prima difinire soffocato dalla cenere; dai libri stracciati e gettati in terra escono prima la dolce principessa dei suoi sogni, che gli dice addio per sempre, poi una ridda frenetica di numeri guidati dall'Aritmetica in persona, che lo abbandonano stordito e frastornato. Anche il gatto, che gli appare ora "grande e terribile", gli ostenta freddezza e indifferenza.

Quadro secondo

È sera. Il bambino cerca di ritrovare la serenità nella quiete familiare del giardino. Ma l'incubo non è finito: gli alberi che il bambino ha ferito con un coltello nella mattinata alzano lamenti spaventosi; una libellula gli rinfaccia la perdita della compagna, impietosamente trafitta con uno spillone; l'usignolo canta la sua disperazione. La storia si interrompe qui, prima del lieto fine pensato da Colette: la conclusione della storia rimane così aperta alle soluzioni proposte dalla fantasia di ciascuno.

Il bambino e le stregonerie nasce dall'attività di sperimentazione condotta negli anni scolastici 1987/88 e 1988/89 dai "Compositori Associati" per l'Assessorato all'Istruzione di Torino, nell'ambito de "La città ai ragazzi".
Il lavoro é stati realizzato nella scuola elementare "Goitre" e successivamente allestiti in forma teatrale da e per bambini: ora, rielaborati, vengono proposti al pubblico di "Settembre Musica" per mostrarne al di là dello "spettacolo" il percorso didatticocreativo.
Con questo appuntamento ormai consueto per il pubblico torinese, dopo Fogli d'album (1983), Jeux d'oie (1985), Il grande chiasso (1986), A sorpresa! (1986), Dingderling dingding (1986), Invenzioni a due voci (1987), Vedere ascoltando Béla Bartók (1988) "Settembre Musica" è ancora una volta vetrina per lavori di teatro musicale didattico. Al pubblico torinese che negli anni passati abbia seguito gli appuntamenti proposti non sarà sfuggita la presenza centrale del teatro nei principi pedagogici che hanno accomunato tutti questi spettacoli, proposti sotto la sigla L'opera dei bambini da Sergio Liberovici e dal gruppi di artisti musicisti, pittori, attori che gli si sono affiancati sviluppandone l'esperienza. Questa presenza è diretta conseguenza della constatazione di una peculiarità della musicalità infantile: se il bambino tende naturalmente a servirsi di suoni, la sua espressione musicale è nondimeno soltanto parte di un'attività più complessa. Nel gioco il bambino utilizza infatti simultaneamente tutto il patrimonio di mezzi espressivi di cui è in possesso. Una pedagogia musicale rispettosa dell'infanzia, dunque il più possibile vicina ai modi espressivi del bambino, addita quindi la scelta dell'animazione drammatica come la forma che più si avvicina al gioco, assumendone anche il carattere di finzione. Accomunati da tale presupposto artistico e pedagogico, i lavori proposti in passati prendevano spunto tanto da composizioni originali ed autonome di singoli autori, quanto da composizioni di più musicisti raccolte in lavori antologici, come pure spettacoli basati su composizioni preesistenti reinterpretate e rilette in funzione del particolare tipo di pubblico cui si rivolgono. tutta la sua rete di allusioni e sottintesi musicali apparirebbe destinata, nonostante il soggetto "infantile", ad un pubblico quanto mai smaliziato e colto. Nondimeno è comprensibile che l'opera di Ravel e Colette abbia potuto apparire congeniale ai musicisti de "L'opera dei bambini": non solo per la tematica (il protagonista è un bambino, e nello svolgimento del lavoro hanno un ruolo essenziale gli animali e l'elemento magicofantastico) che la avvicina ai lavori nati dalla sperimentazione didattica degli anni passati e a suo tempo proposti proprio nell'ambito di Settembre Musica, ma anche per la struttura musicale, particolarmente adatta ad una proposta di ascolto analitico per la concezione "a pezzi chiusi" con cui si giustappongono i diversi episodi, autosufficienti e musicalmente autonomi nonostante la straordinaria coesione stilistica. La scelta di un capolavoro del Novecento ribadisce infine una delle convinzioni fondamentali per la didattica de "L'opera dei bambini": che non esista una musica "infantile", ma che si possa trovare il modo di proporre, ai bambini, "la" musica: in poche parole, che la qualità pedagogica di una composizione è direttamente proporzionale alla sua qualità artistica.

La prima fase del lavoro didattico condotto nel corso dell'anno scolastico 1987/88 è consistita così nell'ascolto guidato della registrazione di L'enfant et les sortilèges in lingua originale: la partitura, suddivisa in sezioni di pochi minuti, è stata proposta alle classi nei singoli incontri con i compositori, durante i quali ogni bambino veniva sollecitato a produrre materiali d'invenzione (temi, pensieri, disegni e gesti) a loro volta rivissuti a casa e ripresentati nelle lezioni successive. Parallelamente si dipanava la trama della vicenda, con la drammatizzazione del libretto, tradotto appositamente da Franco Calvetti, direttore didattico della Scuola Elementare "R. Goitre" di Torino.

Nella seconda fase del lavoro, realizzata nel primo trimestre dell'anno scolastico 1988/89, una parte di questi materiali è stata utilizzata in una nuova prospettiva, quella dell'allestimento dell'opera in una versione scolastica, nata all'interno del "far scuola". Proprio in questa fase è maturata la rielaborazione della musica di Ravel: l'ipotesi di impiegare come supporto alla drammatizzazione della vicenda da parte dei bambini la registrazione dell'esecuzione "normale" dell'opera già utilizzata nel momento dell'analisi non fu presa in considerazione: la riproduzione tecnologica banalizzante nella sua quotidianità avrebbe privato l'operazione dell'impatto emotivo e della "magia" di un'esecuzone dal vivo da parte di veri musicisti, senza considerare che una trascrizione avrebbe coronato l'esperienza didattica di ascolto, intrapresa con l'analisi dell'opera, con un intervento di natura creativa. E a sottolineare il valore didattico della rilettura di una grande composizione attraverso la sua trasposizione ad un organico diverso dall'originale la storia ci addita – si parva licet... esempi come le trascrizioni di concerti strumentali che Bach realizzò per strumenti a tastiera, impadronendosi così della tecnica concertante veneziana. Il ripensamento della musica di L'enfant et les sortilèges in una versione che risultasse un oggetto d'ascolto "altro" rispetto all'incisione discografica, e che fosse funzionale ad un allestimento scolastico senza risultare riduttiva rispetto al dettato musicale raveliano ha comportato nondimeno scelte assai delicate. L'idea di una trascrizione per complesso da camera, alla quale non devono essere state estranee anche affascinanti suggestioni storiche come la memoria del "Verein für musikalische Privataufführungen" di Schonberg nella quale la trascrizione per complessi da camera rappresentava il mezzo consueto per la conoscenza di lavori contemporanei per grandi organici e quella dell'Histoire du soldat di Strawinsky ideale prototipo di un'opera da camera contemporanea apparve infine la soluzione più convincente. Non è forse inopportuno sottolineare che la didattica sperimentale dei Compositori Associati è condotta, non a caso, da musicisti impegnati in prima persona come autori, i quali agiscono sul presupposto che la didattica musicale sia un'attività creativa, tanto più efficace quanto più stimolante anche per la loro personale ricerca compositiva.

Castagnoli, Gavazza e Pacciani hanno voluto sottolineare tutto ciò chiedendo ad un autore di chiara fama di partecipare a questa operazione. La firma di Azio Corghi, che ha simpaticamente aderito a questa richiesta realizzando il brano che inizia e conclude la rilettura del lavoro, non ha perciò solo il significato di un omaggio ad un maestro affermato da parte dei tre più giovani colleghi, ma anche quello di suggello per la dignità artistica della trascrizione della partitura di Ravel.
Al pubblico di Settembre Musica i Compositori Associati presentano oggi Il bambino e le stregonerie in una versione concertistica che, della dimensione rappresentativa originale, conserva soltanto la voce recitante a testimonianza del lungo iter didattico compiuto sul lavoro di Ravel dall'ascolto alla drammatizzazione. Ancora una volta la scelta non è casuale. La drammatizzazione di Il bambino e le stregonerie è nata come "gioco" e non come "rappresentazione", e come per tutti i giochi di bambini lo sguardo degli adulti è un'indebita intrusione: la rappresentazione di Il bambino e le stregonerie si giustifica solo nel "fare scuola". Ma soprattutto, in questa edizione approntata per il pubblico di Settembre Musica, i Compositori Associati vogliono mettere in piena luce un elemento che nelle rappresentazioni realizzate dai bambini nel dicembre 1988 nella scuola elementare "Goitre" per i propri compagni di scuola e nel marzo 1989 al Teatro Fregoli per altre scolaresche era solo "un" elemento del lavoro: la musica di Ravel. La scelta di eseguire Il bambino e le stregonerie in versione cameristica è non solo un omaggio al grande musicista, ma anche la dimostrazione della validità della rilettura dei quattro compositori. Spogliata dei sortilegi orchestrali di Ravel, mago della strumentazione, la magia della partitura, nella nudità indifesa della riduzione cameristica, rivela di essere frutto soprattutto di una maestria formale di sconcertante modernità. Calata l'accattivante maschera di una strumentazione fascinosa, la musica di L'enfant et les sortilèges ci riserva la sorpresa di insospettate sfumature espressive. Le nervose linee del suo tessuto musicale, lo scatto pungente dei ritmi di danza, acquistano un sapore agrodolce, ammiccano con un sorriso amaro. E noi ci convinciamo sempre di più che ciò che Ravel amava nella parabola unpo’ zuccherosa confezionata da Colette, era il senso della nostalgia per l'infanzia perduta, di cui coltivava il ricordo nellestanze lillipuziane della sua villa di Montfort, collezionandoninnoli kitsch e cesellando capolavori.

Enrico Maria Ferrando
dal programma di sala di sabato 16 settembre 1989, Settembre Musica, Torino