Titolo: La più brutta opera di Giuseppe Verdi
Organico: Teatro di marionette, musiche registrate, videoscene
Musiche di Giuseppe Verdi, Johann Chrisoph Pepusch, Georg Fredrich Händel, Enzo Gragnaniello
Con un preludio in viva voce di Andrea Zanzotto
Montaggio musicale Andrea Liberovici
Montaggio video Giuseppe Gavazza
Costumi video Nicolao Atelier
Costumi delle marionette Marco Baratti
La fede delle Femmine:
Margherita Beato, Margot Galante Garrone, Luisa Garlato, Paola Pilla
Produzione La fede delle Femmine, Gran Teatro La Fenice, Venezia
Durata: circa 90’
Prima esecuzione: Venezia, Palazzo Mocenigo, 15 giugno 2001
Lo spettacolo si basa sull'incontro di due richiami poco più che aneddotici di due momenti della storia dell'opera lirica. Da una parte la leggendaria usanza praticata alla corte di Versailles, per divertire gli aristo-cratici segregati a corte da Luigi XIV, dì aprire le porte del teatro d'opera della stessa corte (l'Àcadémie Royale de Musique), semel in anno nel giorno di St Timoleone, a un branco di barboni, straccioni, dementi, raccolti nei bassifondi di Parigi.
Ovviamente costoro, costretti a sorbirsi le meraviglie dello spettacolo barocco, davano a loro volta un gran spettacolo, nel parterre, della loro bassa, bassissima, umanità. Dall'altra parte la leggenda del corso universitario tenuto a Torino da un grande campione della critica musicale, Massimo Mila, il quale, mirando al ridimensionamento della Verdi renaissance, aveva ironicamente intitolato le sue lezioni: Le quattro più brutte opere di Giuseppe Verdi.
Ebbene: l'idea è stata quella di congiungere questi due momenti decisamente irrelati in una messa in scena, abbastanza comica, comunque giocosa, dell'incontro degli illustri straccioni di John Gay (le marionette faranno riferimento ad arie estratte da The Beggar's Opera: libretto di J. Gay, arrangiamenti musicali di Johann Christoph Pepusch, prima rappresentazione a Londra, Lincoln's Inn Fields Theatre, 29 gennaio 1728) con la più brutta delle quattro più brutte opere di G. Verdi (Giovanna D'Arco: libretto di Temistocle Solera, musica di G. Verdi, prima rappresentazione a Milano, Teatro alla Scala, 15 febbraio 1845), il tutto nel quadro delle celebrazioni del centenario verdiano del 2001.
L'intento è quello di dar vita ad un rutilante sferragliamento spettacolare di un discreto numero di antitesi linguistiche a battaglia (ancora una volta, con la dovuta modestia nello spazio esiguo e irresponsabile del palco delle marionette).
Per un migliore apprezzamento del gioco teatrale può essere utile ricordare gli intrecci a cui i due libretti fanno riferimento. Giovanna D'Arco di Solera si basa su una fantasiosa rilettura della vita della Santa, sempre eroina per volere divino, che diventa oggetto dell'amore del re di Francia Carlo VII.
Il sentimento è tuttavia contrastato dal padre di lei, Giacomo, che pubblicamente l'accusa di essere in possesso di forze maligne. La conseguente condanna al rogo non ha comunque luogo per il voltafaccia dello stesso Giacomo che alla vista della figlia in preghiera comprende il suo errore di valutazione; sarà sul campo di battaglia che la Santa vedrà la morte.
The Beggar's Opera [L'opera del mendicante] ambientata nei bassifondi londinesi di inizio '700 porta in scena la famiglia Peachum: padre e madre, due delinquenti anche informatori della polizia, non accettano il matrimonio, avvenuto in segreto, della figlia Polly con il bandito Macheath, provocando l'arresto di quest'ultimo, che comunque riesce a fuggire, dopo aver promesso di sposare Lucy, figlia di Lockit suo carceriere. Di nuovo catturato, il giovane sposo viene salvato dall'arrivo della grazia.
http://www.margotgg.it/regia/la-piu-brutta-opera-di-giuseppe-verdi/