Opera Chiusa

Titolo: Opera Chiusa
Installazione audio visiva
Materiali vari: leggii, spartiti musicali, altoparlanti, sensori di prossimità, teche in plexiglas
Durata: definita dal pubblico per interazione
Anno di composizione: 2004-2006. Revisione 2011
Proprietà, editore: autore, Johannes Pfeiffer, Giuseppe Gavazza
Prima: Fogli/e Scritte - Arte e Letteratura tra i Due Laghi, Ameno Museo Palazzo Tornielli, giugno-settembre 2006

Le opera del ciclo Opera chiusa sono state rifatte e riproposte nel Landkreis Tübingen, Glashalle. Marzo-Maggio 2011

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foto Lorenzo Mascherpa

Il ciclo “Opera Chiusa”, progettato e realizzato a quattro mani, quattro occhi e quattro orecchie con Johannes Pfeiffer, parte da vecchi spartiti canto e pianoforte di opere italiane e tedesche di repertorio; i libri sono aperti ed hanno le pagine incollate, ai pentagrammi talvolta si sovrappongono altri fogli di musica traslucidi.

Si aggiunge un piccolo sistema audio, low-fi, costituito da un amplificatore integrato nel leggio, fili di rame nudo in qualche caso tesi a fasci paralleli di cinque (altri pentagrammi che portano un segnale musicale ma elettrico), fissati da colate di ceralacca rossa, che alimentano piccoli altoparlanti trasparenti.

Gli spartiti sono chiusi in una teca di plexiglas e posti sopra un leggio in legno. Un sensore di prossimità accende il faretto sul leggio e avvia la riproduzione di una registrazione vintage della stessa opera che gira in loop infinito: avvicinandosi, lo spettatore-ascoltatore aprirà la porta su una recita in teatro, dando voce ad una breve porzione d’opera casuale che risuonerà nello spazio chiuso della teca-teatro-leggio per tacere poco dopo, all’allontanamento dello spettatore.

GG, 2006

Sin dagli esordi Johannes Pfeiffer (1954, Ulm, Germania. Vive e lavora a Torino) sviluppa il proprio lavoro in relazione al territorio, alla cultura dei luoghi in cui sceglie di confrontarsi e all’esperienza diretta con gli spazi nei quali inserisce le sue installazioni. La particolare attenzione nelle relazioni con il territorio e la ricerca di un ritrovato rapporto armonico con la natura, lo portano ad esprimersi nelle sue opere con tecniche e materiali diversi legati alla tradizione edile: cavi in fibra sintetica, mattoni e tondini di ferro, impiegati sia in maniera modulare sia strutturale.

All’interno del progetto Fogli/e scritte viene presentata Opera chiusa, un’installazione sonora realizzata a quattro mani con il compositore Giuseppe Gavazza (1957, Novara. Opera chiusa, composta da 7 strutture in legno che fungono da leggio agli spartiti musicali incollati e conservati all’interno di teche in plexiglas, è una riflessione sulla trasmissione del sapere, sui processi che avvicinano l’uomo alla conoscenza e, ponendo l’attenzione sulle reciproche influenze musicali dei brani d’opera selezionati, costituisce il dialogo e il confronto dei due autori sulle rispettive origini; quella tedesca e italiana.

Gli spartiti, aperti su due precise facciate dove è possibile leggerne i passaggi musicali, tratti dalle opere di Puccini, Verdi, Mozart, Strauss e Wagner, sono incollati e sigillati con della cera lacca in modo da vincolare la completa accessibilità ai testi. Prelevate alla conoscenza e conservate preziosamente in teche trasparenti, le pagine sembrano sottolineare il mutismo che le contraddistingue e la stretta necessità di un lettore affinché il testo possa prendere vita attraverso la parola, il canto o solamente con la musica.

Pfeiffer e Gavazza, attraverso un sistema di sensori e altoparlanti, trasportano l’installazione da una dimensione puramente letteraria ad una dimensione teatrale nella quale, grazie anche all’illuminazione centrale del podio-leggio, lo spettatore diventa protagonista con i brani musicali per la stessa durata di tempo in cui egli intende soffermarsi.

Nonostante sia privato di una possibilità di accesso al sapere, lo spettatore, spostandosi di leggio in leggio, è attore, direttore e regista della propria scena.

[Claudio Cravero]

info in pdf:

Künstlervorstellungsplakat.pdf
Einladung.pdf

Opera Chiusa Der Zyklus ‘Opera Chiusa’, der mit vier Händen, vier Augen und vier Ohren von Johannes Pfeiffer und Giuseppe Gavazza entworfen und realisiert worden ist, arbeitet mit Partituren italienischer und deutscher Opern für Gesang und Klavier. Die Partituren sind aufgeschlagen und ihre übrigen Seiten sind verklebt. Zum Teil sind die Pentagramme von transparenten Blättern mit Ausschnitten aus anderen Kompositionen überlagert. Jedes Werk ist mit einem kleinen Audiosystem ausgerüstet, das aus einem Verstärker besteht, der in das Pult eingebaut ist. Nackte Kupferfäden, als Pentagramm gestaltet, dienen gleichzeitig auch dazu, das elektrische musikalische Signal an die auf der Partitur befestigten Lautsprecher weiterzuleiten. Die Fäden sind mit flüssigem Siegellack auf den geöffneten Seiten fest geklebt. Die so gestalteten Partituren sind in einem Plexiglaskasten untergebracht und auf einem Pult befestigt. Ein Bewegungsmelder löst die Wiedergabe einer Aufnahme der Oper aus, deren Noten in diesem Werk zu sehen sind. Die Aufnahme ist im Loop geschaltet: Nähert sich der Besucher-Zuhörer-Betrachter, öffnet er damit eine Tür zur Oper und gibt der Partitur, dem Werk eine Stimme, welche für einen gewissen Zeitraum erklingt und den Plexiglaskasten solange in ein kleines Theater verwandelt, bis dieses nach dem Sichentfernen des Besuchers wieder verstummt.

Gavazza - Pfeiffer

Opera Chiusa,

besteht aus 7 hölzernen Pulten, auf denen Musikpartituren, deren Seiten verklebt sind, in Plexiglaskästen angeordnet sind.

Die Arbeit ist eine Reflektion über Wissensvermittlung, über die Prozesse, die den Menschen zur Erkenntnis bringen. Und indem sie die Aufmerksamkeit auf die jeweiligen musikalischen Einflüsse der gewählten Opernstücke legt, schafft das Kunstwerk einen Dialog und eine Auseinandersetzung der beiden Autoren über ihren jeweiligen Ursprung: den deutschen bzw. den italienischen.

Die Partituren, die auf zwei ausgewählten Seiten aufgeschlagen sind, auf denen man die musikalischen Passagen aus den Opern von Puccini, Verdi, Mozart, Strauss und Wagner lesen kann, sind verklebt und mit Siegellack versiegelt, um die Zugänglichkeit zu den Texten zu verhindern.

Auf diese Weise dem Wissenszugang entzogen und auf kostbare Weise in gläsernen Kästen aufbewahrt, scheinen sie sowohl das Schweigen zu unterstreichen, das sie kennzeichnet, als auch die unbedingte Notwendigkeit für den Leser, dass der Text durch das Wort, durch den Gesang oder allein durch die Musik zum Leben erweckt wird.

Pfeiffer und Gavazza transponieren diese Installation durch ein System von Sensoren und Lautsprechern aus einer rein literarischen Dimension in eine theatrale Dimension, in der der Betrachter dank der zentralen Beleuchtung des Pults zum Hauptdarsteller wird, indem er die Musik so lange erklingen lässt, wie er vorhat, am Werk zu verbleiben.

Und so wird der Betrachter, obwohl er der Möglichkeit des Zugangs zum Wissen beraubt wird, durch seinen Gang von Pult zu Pult zum Akteur, zum Dirigent und zum Regisseur seiner eigenen Inszenierung.

Claudio Cravero