Giuseppe Gavazza
Quaderno dei progetti
Dicembre 2004
Indice
Deplacements acoustiques dans l'espace et dans les temps
Pianoforte obliquo
Microsolchi
Tre equilibri
Signer le temps - Chronographie
Le stanze dell'estasi:
1 - L'estasi d'ascolto di parole amorose
2 - L'illuminazione improvvisa
4 - Lo stupore infantile: le scatole sonore e visive
Santa Apollonia: Punto focale d'ascolto
Gaggiandre: Punto focale d'ascolto
Titolo da definire (Esplorazione acustica di spazi espositivi)
Opera di teatro multimediale tratta da MPAMOP di Iosif Brodskij, 1984; trad. it MARMI, 1995
Titolo: Marmi
Organico: due attori, immagini e suoni trattati in tempo reale e registrati.
Spazio: uno spazio chiuso, ampio, sviluppato in altezza, provvisto di un'ascensore a vista con cabina di vetro.
Necessità tecniche: apparecchiature per il trattamento elettronico in tempo reale delle immagini e dei suoni.
Audio:
ingressi: 2 radiomicrofoni mobili, 4 - 6 microfoni fissi;
uscite: 4 - 8 canali d'uscita separati diffusi su altoparlanti disposti in funzione dello spazio.
Video:
ingressi: 2 camere mobili portatili, 2 - 4 camere fisse;
uscite: un numero da definire di canali d'uscita separati, grandi schermi, monitor
Durata prevista: 60 minuti circa
Scritto nel 1984 Marmi è uno strano affascinante testo teatrale per due attori. In una dimensione atemporale, in bilico ambiguo tra un astratto futuro tecnologico e un museale passato, Publio e Tullio vivono rinchiusi in un carcere, posto su una torre d'acciaio a mille metri da terra, in cui tutto è regolato da sofisticati artifici tecnologici. Isolati dal mondo, accompagnati dal canto di una canarina, possono comunicare con l'esterno solo attraverso un interfonico ed un condotto d'entrata e d'uscita. Al Pretore, unico loro referente esterno, possono chiedere qualunque oggetto desiderato che arriverà all'unica condizione dettata dalla meccanica dei condotti di comunicazione: tanto (in peso) è sceso tanto potrà salire. La loro cella si riempie dei busti marmorei dei grandi poeti latini, testimoni della storia, della cultura, della letteratura.
Il testo si presta a più letture metaforiche e si svolge su differenti dimensioni: innanzitutto il tempo (un tempo statico e immobile che pare essersi fermato per inerzia), poi lo spazio (lineare e bidimensionale: l'alto e il basso, il lontano e il vicino) ed ancora la libertà (individuale e collettiva, interiore e di relazione), il potere e la giustizia (la bilancia).
Giocato sulle voci (quelle reali dei due personaggi e quella, di là dal telefono, del Pretore, un dimesso, dimidiato dio inaudibile) Marmi è innanzitutto un teatro di parola, dunque acustico, ma anche un teatro di espressioni e gesti che accompagnano la parola e la interpretano, ne amplificano o contraddicono il senso, la confondono o la chiariscono.
La rappresentazione (visiva e musicale) riprodotta consente i primi piani: telecamere e microfoni sono occhi e orecchie agili e invadenti, microscopi o telescopi che spostano immediatamente lo spettatore a vicinanze e lontananze illimitate offrendogli punti di osservazione altrimenti impossibili.
Questa messa in scena accosta alla rappresentazione dal vivo le possibilità di esplorazione acustica e visiva offerte dal live electronics video e audio: la sola fonte sonora e visiva saranno i due attori, con le loro voci, i visi, i gesti, i corpi colti da vicino e da lontano, captati da microfoni (mobili, sulla persona, e fissi a delimitare un palcoscenico virtuale) e da telecamere (portatili, maneggiate dagli stessi attori e fisse, anche esse poste a delimitare un palcoscenico virtuale).
Gli attori sono làssù, in alto (quasi) invisibili e inaudibili e comunicano con noi spettatori quaggiù, attraverso un'ascensore trasparente che trasporta i marmi (loro e nostri simulacri), qualche spettatore che vorrà salire, microfoni e telecamere, altri oggetti. Ad un certo punto, forse, un attore, falso deus ex machina, scenderà tra noi spettatori per presto riascendere in ascensore. Ma gli attori comunicano grazie ai mezzi di ripresa che porteranno le loro più intime immagini e voci tutt'attorno agli spettatori su uno o più grandi schemi da cinema, su numerosi monitor televisivi e su altoparlanti disposti attorno e dentro la platea. Per una possibile scenografia, "più Palladio che Piranesi" (Atti I, introduzione) credo adatto Giulio Paolini.
Parigi, 1 maggio 1996
Dove: - Mole Antonelliana, Torino
oppure: Fondation Cartier, Parigi, Ircam, Parigi, Experimental Studio SWF, Freiburg, ZKM, Karlsruhe, INPG, Grenoble, Torre televisiva (Ostànkino?), >500 m, Mosca
Bozza del progetto
Uno spazio. L'idea nacque nell'autunno 1998 da un concerto svolto a Gazi, ex fabbrica di produzione di gas in Atene riattata a centro d'arte per esposizione e manifestazioni. Uno dei locali di Gazi, allora non ancora restaurato, si presentava come un vasto salone in cui si aprivano, su più livelli, numerose bocche di forno aperte, cieche; le dimensioni e la disposizione dei forni suggerivano tombe vuote. Dal fondo, sul lato opposto alle bocche cieche, partivano tubi d’acciaio (diametro circa 25 cm) che salivano verticali verso il soffitto per unirsi verso il camino d’uscita; i tubi parevano le canne di un organo sproporzionato.
Una composizione. Gesang der Jünglinge, musica elettronica, capolavoro della musica contemporanea realizzato da Karlheinz Stockhausen nel 1955-56, suoni elettronici si mescolano alle voci registrate di bambini che recitano in tedesco frammenti del Canto degli adolescenti nella fornace ardente tratto dal Terzo Libro di Daniele.
Il progetto - pensato per Gazi o per spazi analoghi, fabbriche in disuso di gas che presentino simili forni e tubi (molte di tali fabbriche si trovano in Germania) - prevede un’installazione sonora, diffusione ininterrotta di Gesang der Jünglinge attraverso altoparlanti posti in fondo ai forni; i suoni usciranno dalle bocche dei forni e risuoneranno, più sordi, anche nei tubi, canne d’organo non più mute.
All’installazione sonora si affiancherà un’installazione video. Una serie di leggii di altezza adeguata per la lettura in piedi, possibilmente in plexiglas, saranno sparsi nello spazio antistante i forni. Su ogni leggio uno schermo video piatto (TFT) riporterà le scritte scorrevoli della traduzione del testo del Canto degli adolescenti tradotte in molte lingue.
Gabbia di ferro (gabbia di Faraday) posta su un altare di cemento armato in un luogo isolato e desolato. Al suo interno una coppia d’altoparlanti amplificano ad alto volume trasmissioni radio. La sintonia sarà influenzata dalla vicinanza di persone (sensori di prossimità o simili) il livello audio sarà influenzato da fotosensori: più basso il livello luminoso (sera, notte) più alto il livello acustico.
La prima bozza, stesa nel 2000, prevedeva una versione con ricevitori telefonici che non mi pare molto interessante.
Il muro del suono è un progetto che nasce dalla conoscenza delle opere di Johannes Pfeiffer; i muri obliqui od orizzontali di mattoni pieni sorretti da un'arpa di fili di nylon. Del progetto esistono tre versioni: base, variante A e variante B
Il muro del suono progetto base


Titolo provvisorio
I muri di Pfeiffer, con i loro fasci di fili di nylon, sembrano uno schermo colpito da un fascio di luce.


Se allaccio i fili ad un anello coassiale all’obiettivo di un proiettore (video o diapositive) avrò un fascio di luce che corre parallelo ai fili e colpisce il muro (mattoni bianchi?) che gli farà da schermo.
Cosa proiettare? Se proietto l’immagine che sta difronte al muro questo diventerà uno specchio.
Aggiungere suoni? Quali?
Torino 30 novembre 2003
Vai anche a Fioritura di ciliegi
dans l'espace et dans les temps
In una struttura espositiva grande e costituita di vari (5-10) spazi indipendenti, installare in ogni spazio un "soffitto" di altoparlanti (da 10-15 cm) e microfoni appesi ad un’altezza di m 2,30 - 2,70.
La posizione dovrebbe essere regolare, su filari lineari, alternando microfoni e altoparlanti in modo da avere una densità di circa un apparecchio (altoparlante/microfono) ogni 1 o 2 metri quadrati.
Le diverse connessioni tra microfoni e altoparlanti risponderanno ai criteri di :
1 -Deplacements nello spazio (si ascolterà in tempo reale in un luogo ciò che è captato in quel momento nell'altro luogo)
2 -Deplacements nel tempo (si ascolterà ciò che é stato registrato in un altro momento)
Alcuni modelli di combinazioni possibili:
a - altro momento-stesso spazio
b - altro momento-altro spazio
c - stesso momento-altro spazio.
d - stesso momento stesso spazio é poco interessante e rischia il feedback (Larsen)
Le combinazioni aumentano in funzione degli spazi utilizzati e saranno automatizzate in conformità ad un timeline/spaceline da definire in dettaglio. In linea di principio scandiranno il tempo in cicli regolari, come le campane.
primavera 2000

primavera 1995
11-02-2000

5-01-1998
Signer le temps - Chronographie
In spazio espositivo pareti bianche. Firmare tutte le pareti con penna(rello) colore A giorno per giorno segnando la data ad ogni giorno nuovo in colore B. Preparare con colore C colonne da cancellare giorno per giorno (mano di bianco); ogni giorno d’apertura della mostra si cancella una colonna diversa. Resta solo la data delle colonne di cancellazione, nessuna firma. Si fotografa ogni giorno la colonna da cancellare. Si vendono le foto.
Torino, primavera 2001
Versione base:
Una scritta:
© Copyright Giuseppe Gavazza 2000
Bianco su fondo nero. Video (DVD) a ciclo continuo.
Variante 1
idem scritta come sopra. In più cronometro 2+2 cifre (nn:nn) che parte da 00:00 e riporta inizialmente sec + centesimi di secondo, da subito rallenta e spostandosi poca a poco verso sinistra le due cifre di sinistra (quelle dei secondi) scompaiono( come uscissero dalla finestrella visibile) e a destra compaiono poco a poco (come se entrassero nella finestrella visibile) altre due cifre che sono i centesimi delle due cifre a sinistra (quelle che all'inizio sono i centesimi di secondo) così fino a che ci si ritrova che le due cifre degli ex centesimi di secondo prendono il posto a sinistra delle due cifre degli ex secondi. A questo punto i centesimi però hanno rallentato fino ad essere secondi e le due cifre a sinistra sono centesimi di secondo. e così via.
Meglio sarebbe se non fosse un video ma un programma o un integrato collegabile direttamente ad un monitor.
18 ottobre 2000
Esposizione in collaborazione con Licia Lucchese e Maria Cristina Madau e Jean-Marie Barotte
Arti visive e sceniche, teatro, musica, installazioni sonore.
Per tale progetto ho steso le bozze di tre installazioni:
1 - L'estasi d'ascolto di parole amorose
2 - L'illuminazione improvvisa
3 - La salita all'oscuro
4 - Lo stupore infantile
Le stanze dell'estasi:
1 - L'estasi d'ascolto di parole amorose

Due pedane rosse con pareti di fondo nere. Sulla prima una ceppa su cui poggia un monitor TV; sulla seconda, a cui s’accede mediante scalini, un’identica ceppa su cui è appoggiato un altoparlante minuscolo (da cuffia) che trasmette una voce sussurrante versi d’amore (Cantico dei cantici? Juan de La cruz? Jacopone da Todi? Altri ?). Verticale sopra la seconda pedana ci sarà una videocamera il cui segnale è trasmesso dal monitor TV posto sulla prima ceppa. Un riflettore illumina il tutto da destra, luce rasa intensa bianca.
Giuseppe Gavazza, 3 marzo 2001
Le stanze dell'estasi:
2 - L'illuminazione improvvisa
Struttura: cubo con pareti interne a specchio, scuro all’esterno della misura di 2,5 m. c.a. di lato. L’accesso - uno degli spigoli verticali aperto, dato da due pareti poco più corte (circa 2 metri) – sarà chiuso da una tenda nera.. Se possibile il cubo si regge su un impiantito in legno alto circa 20 cm., alloggio degli impianti audio e dei subwoofer. L’interno del cubo deve essere completamente buio.
Suono: all’interno del cubo altoparlanti (subwoofer sotto l’impiantito, tweeter in alto negli spigoli) diffondono un suono cupo, grave, tellurico, non statico ma in lento movimento, che si colora di armonici fluttuanti per esplodere in un suono chiaro, un accordo luminoso e splendente, come un suono di campana e di arcobaleno reverberato in uno spazio acustica ampio come di cattedrale. In sincrono con questo suono un flash illumina lo spazio buio facendolo esplodere in un infinito di reverberi visivi dati dagli specchi paralleli.
Giuseppe Gavazza, febbraio 2001
Le stanze dell'estasi:
Una scala in legno ripida e stretta (Salida al Monte Carmelo, vedi le simbologie di De La Cruz) porta verso il soffitto in cui vi è un foro (nero) di circa 70 cm di diametro. Nel foro una cupola nera, il tutto è scuro, si ascolta, con un reverbero da cattedrale, il canto sul testo di Juan de la Cruz.
“A oscuras, y segura
Por la secreta escala disfrazada,
Oh dichosa ventura!
A oscuras, y en celada,
Estando ya mi casa sosegada”
E/o altri versi analoghi
Giuseppe Gavazza febbraio 2001
Le stanze dell'estasi:
Le scatole sonore e visive
Premessa
L'infanzia è l'età d'oro dell'estasi eterna ed infinita; le dimensioni del tempo e dello spazio non sono ancora definite, il bambino vive in una realtà aperta, estatica e stupefacente.
Il tempo che scorre è misurato da cicli che, nel crescere dell'individuo, sono sempre più lunghi: l'esperienza ci insegna a misurare e a percepire porzioni di tempo sempre maggiori. Uno dei mezzi (il mezzo) con cui impariamo a misurare il tempo è la musica ("La musica ci é data al solo fine di stabilire un ordine nelle cose, ivi compresa, in particolare, la coordinazione tra uomo e tempo " I.Stravinskij, Cronache della mia vita).
I cicli della vita, della natura, dell'universo sono stati percepiti e raccontati come musiche continue, armonie celesti, frequenze e ritmi sovrapposti di sfere concentriche al mondo e all'uomo.
Il bambino canta ancor prima di parlare e cantando ostina ripetizioni, microvariazioni che sono microscopi sulla propria capacità di controllare la fonazione e l'ascolto, strumenti del linguaggio e della comunicazione; in tutto il mondo, ninne nanne e filastrocche imitano i meccanismi - ripetitivi di cellule musicali semplici e archetipiche - delle lallazioni infantile.
L'adulto che canta al bambino, imitandolo, lo fa sentire non solo ma al centro, protetto e avvolto: le ninne nanne sono il liquido amniotico acustico nel cui bagno s'immerge l'essere umano esordiente per avvezzarlo al duro, spigoloso mondo nuovo al quale è appena approdato.
Lo stupore del carillon (boite a musique e music box sono nomi più adeguati) coniuga la curiosità e la magia della scatola chiusa e del suo mistero (il ventre che si apre per far nascere la vita e ancora: dentro-fuori, pieno-vuoto, io-altro, qui-là, adesso-non adesso, visibile-invisibile. La costruzione del mondo percettivo si basa su coppie d'opposti) allo stupore della musica ripetuta ciclicamente.
Il rullo dentato su cui è "scritta " la partitura musicale è di necessità tondo e chiuso su di sé; la musica che porta non può che essere ripetuta, sempre uguale in cicli relativamente brevi (beati limiti fisici degli strumenti meccanici!).
Il meccanismo a molla mima la vita; caricandolo cedo energia e vita ad una musica che si ripete finché non muore ma, come nelle fiabe ascoltate infinite volte, rinasce ogni volta da capo, ancora e sempre viva.
Il progetto
Le scatole musicali e visive saranno chiuse ma apribili; aprendosi si accenderà una luce al loro interno da cui si ascolterà una musica che ripeterà frammenti di storia del suono e della musica. Le lallazione che incanteranno e stupiranno gli adulti da questa scatole magiche applicheranno meccanismi "infantili" (le brevi ripetizioni ostinate) a materiali sonori non primordiali ma portatori di storia: frammenti melodici, armonici, timbrici, ritmici di repertorio riconoscibili, quantomeno a livello subliminale. Un juke box sapiente e colto incanterà chi vorrà ascoltare.
Giuseppe Gavazza, 17 marzo 2001
*1 Il titolo "Lo stupore infantile " è preso a prestito dal libro di Elemire Zolla edito da Adelphi nel 1994.
Santa Apollonia: Punto focale d'ascolto
(titolo provvisorio)
Progetto di installazione acustica nel chiostro di Santa Apollonia in Venezia
Progetto acustico di Giuseppe Gavazza
Progetto architettonico di Monica Trevisan
Il progetto propone una struttura progettata per essere inserita nel chiostro di Santa Apollonia a Venezia. Riprendo in parte quanto scritto nella prima bozza del progetto (vedi allegato "Apollonia bozza"):
" Ogni 'costola' della struttura ha a mezza altezza, nel punto più largo del tunnel una coppiadi altoparlanti molto direzionali puntati sul punto focale d'ascolto collocato sul pozzo. Il pozzo é coperto da una griglia metallica (percorribile) e contiene uno o più altoparlanti per i suoni gravi (subwoofer). Il suono diffuso sarà diviso (filtrato con cross over a banda stretta) per bande di frequenza progressivamente più acute diffuse da altoparlanti progressivamente più lontani dal punto focale d'ascolto. Ogni coppia di altoparlanti emetterà i suoni con un ritardo (delay) calcolato per ricostruire un'immagine acustica perfetta (coincidente con l'originale) perfettamente "a fuoco'" solo nelpunto focale d'ascolto."
Percorrendo il corpo della struttura si ascolterà un suono progressivamente più nitido, a fuoco; camminando nello scheletro strutturale si camminerà nello scheletro del suono e si arriverà al suo cuore solo stando in piedi in centro alla bocca del pozzo.
La struttura visivamente é uno scheletro, un cetaceo, un dirigibile, un corpo di risonanza spolpato, essenziale.
Il suono che si ascolterà sarà il suono filtrato "organicamente" (come un orecchio che ascolti dall'interno di un corpo animale) di suoni della laguna registrati: voci, rumori, suoni umani ed animali, suoni naturali, canti, musiche.
La prima scoperta del mondo, per ogni mammifero come noi, é acustica, filtrata dall'acqua in cui siamo immersi e da un corpo vivo.
Venezia città lagunare, il mare, il Mediterraneo culla della civiltà visti come uteri fertili (la mer, la mère).
La forma stessa del chiostro, con le sue colonne-costole, é un corpo chiuso e protettivo.
Il chiostro di Santa Apollonia, basso rispetto al livello del mare, é tra i primi ad allagare in caso di acqua alta: si potrebbe allagarlo ad arte?
Torino, gennaio 2002
Santa Apollonia: prima bozza di G. Gavazza
Santa Apollonia: bozze del progetto di M.Trevisan


Santa Apollonia: immagini fotografiche


Gaggiandre: punto focale d'ascolto
(titolo provvisorio)

Gaggiandre: planimetrie dell'Arsenale di Venezia


Gaggiandre : bozza su planimetria low-res

Arsenale di Venezia, la grande gru nera; appendere - i piedi della figura strettamente legati dalla corda - a testa in giù la grande (3-6 metri) statua, figura, iperrealistica e in bianco/nero di una bambina con palloncino: Shirley Temple ma negra.
Il palloncino penderà verso il basso e gocciolerà liquido nero che cadrà sulla ghiaia per scorrere in mare.
Si udrà La "Pavane pour une enfant defunte" di Ravel trattata, diluita, straniata e fantasmatica; così come Ravel tratta il valzer ne La valse.
(Venezia estate 2001; Torino, Lest (Austria) gennaio 2002

Sala delle colonne di Museo Correr a Venezia

audiovideo
Solo per i vostri occhi è un canone audio e video a nove voci ed otto sguardi. Ogni interprete (voce e sguardo) ha un suo soggetto di durata fissa: 1 modulo di durata 1 per l'interprete 1, durata 2 per il 2 etc. fino a 9. In ogni pattern l'interprete reciterà il proprio nome in un certo numero di sillabe; lo stesso inteprete doppierà poi con il proprio sguardo (un solo occhio, destro o sinistro, purché lo stesso per tutti) battendo la palpebra in sincrono con la propria recitazione preregistrata. Evidentemente i nomi recitati saranno di 1,2, .... 9 sillabe.
La bozza di partitura sotto riportata (marzo 1997) riportava solo 8 voci; per una buona collocazione sul monitor è preferibile 9 inquadrature (3 x 3) ognuna di proporzioni standard. La durata potrà essere infinita, un video in loop, un canone infinito. Ancora diversamente da quanto riportato nella versione precedente (si riporta a piedipagina: "cambi di colore, intensità, viraggi, filtraggi ecc") sarebbe preferibile non avere alcun trattamento ulteriore.
Torino settembre 2003

Scegliere uno slogan, un logo, altro, ad es.:
© Giuseppe Gavazza
copyright 2001
bianco su fondo nero
da riportare su:
1 - scatole di cerini
2 - tappi a corona. Cercare un collaboratore-distributore, ad esempio una ditta produttrice di birra (Menabrea) e proporre di pagare i tappi (numerati in tot copie, a mano, etichetta su retro, dall'autore) in cambio della distribuzione sulle bottiglie e della segnalazione sull'etichetta.
2A - Tappi sughero o etichette su bottiglie di vino o altro etc.
3 - magliette
4 - spille di latta o altro
L'idea mi viene dai cerini "The atmosphere might change" di Magali Claude.
2001
Primi appunti sparsi per un progetto di musica sull'arco di quattro solstizi d'estate nello statuario del Museo Egizio di Torino.
Time present and time past
Are both perhaps present in time future,
And time future contained in time past.
If all time is eternally present
All time is unredeemable.
(T.S.Eliot, Four quartets, Burnt Norton, I)
Il tempo presente e il tempo passato
Son forse presenti entrambi nel tempo futuro,
E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato
Se tutto il tempo è eternamente presente
Tutto il tempo è irredimibile.
(traduzione di Filippo Donini)
Premesse sparse
Stralcio dalla prefazione di A.B. della edizione italiana di "Quattro quartetti" di T.S Eliot:" La partizione in "quattro quartetti" corrisponde a quattro toponimi nella biografia di Eliot rivisitata dalla memoria; essa corrisponde anche alla divisione in stagioni, a partire da Burnt Norton che è la primavera; allo stesso tempo ogni quartetto è uno degli elementi naturali (Burnt Norton l'aria, East Coker la terra, The Dry Salvages l'acqua, Little Gidding il fuoco)".
(T.S.Eliot: Quattro quartetti, Garzanti, 1982, pag.XXIII)
La stesura dei Quattro quartetti impegnò Eliot dal 1936 al 1942, un arco di tempo di sei anni.
Stralcio ancora dalla prefazione:"solo nella toponomastica della memoria l'uomo può rinvenire il significato del tempo".
La struttura dei Quartetti di Eliot è esplicitamente una struttura musicale già nel titolo e poi nella struttura interna che include temi, movimenti, riprese.
Una composizione in musica che nasca dai Quartetti di Eliot deve essere grandiosa. Non saprei realizzare adesso una composizione musicale tanto grandiosa; potrei, però, trovare uno spazio ed un tempo adeguati e riempirli di musica dando alla sua disposizione nel tempo una forma grandiosa, componendo insomma musiche diverse in una unica grande forma, accordata ad un ritmo enormemente dilatato, un infrasuono diecine di ottave più basso di quanto il nostro orecchio possa udire.
Scrisse Eliot:"Son convinto che il senso del ritmo e quello della struttura siano le proprietà musicali che più da vicino interessano il poeta".
E ancora:" La percussione dl ritmo può entrare nell'armonia esttamante come farebbe un'latra nota. Di solito entra come Basso, un basso ancora più profondo, dando la forma principale al suono". (Ezra Pound: Trattato di armonia, Passigli, Firenze, 1988, pag.39)
Queste suggestioni sparse ed altre sono alla base dell'idea di legare tra loro quartetti-musica-tempo-silenzio-ritmo-poesia in una linea che si richiude su se stessa, in un cerchio.
Il progetto
Nelle sale dello staturio del Museo Egizio di Torino stanno, in ieratica e nobilissima posizione figure pietrificate nell'ascolto da migliaia di anni; sono uomini, animali e dei, e sono la memoria acustica (se solo sapessimo ascoltarli, cavando dalla loro memoria, per riprodurli, tutti i suoni che hanno vibrato su di loro) della civiltà umana. Almeno cosi mi apparvero quando le vidi per la prima volta.
Mettiamo quattro volte un quartetto d'archi a suonare - in momenti scanditi da un ritmo grandioso, accordato ai grandi cicli del tempo - quattro quartetti di autori diversi accomunati dalla attenzione dedicata al rapporto suono-silenzio-tempo-spazio.
(Quando? Tutto in un anno, in coincidenza con i passaggi di stagione? oppure - due ottave più in basso - nell'arco di quattro anni, allo scadere di uno stesso ciclo? S.Giovanni (24 giugno) patrono della città di Torino, cade tre giorni dopo il solstizio d'estate (21 giugno, giorno più lungo) importante festa pagana opposta - all'altro capo dell'orologio annuale, a sei mesi di distanza - con il 22 dicembre, notte più lunga, solstizio d'inverno, anche essa slittata in avanti di tre giorni con il cristianesimo per divenire ricorrenza della Natività)
E subito mi vengono in mente: "Fragmente stille An Diotima" di Luigi Nono, (1979-80); il secondo "String quartet" di Morton Feldman (1983), la "Music for four" di John Cage (1987) e poi una composizione non ancora scritta, che sia il discreto complemento delle tre, che le conchiuda, che sia, in questo "Lento" di quartetto dilatatissimo, l'accordo conclusivo di una grande cadenza, coincidente con il passaggio di millennio; che dilati lo spazio e il tempo anche con gli artifici della tecnologia più nuova, quella elettronica ed informatica.
Così avremmo l'esecuzione di un brano in quattro composizioni, in quattro tempi, in quattro quarti, coincidenti con il nascere d'estate degli anni 1998, 1999, 2000 e 2001. Una odissea nel suono, nel tempo e nello spazio.
What we call the beginning is often the end
And to make an end is to make a beginning.
The end is where we start from.
(T.S.Eliot, Four quartets, Little Gidding, V)
Ciò che chiamiamo il principio è spesso la fine
E finire è cominciare.
La fine è là donde partiamo.
(traduzione di Filippo Donini)
Torino, 22 dicembre, solstizio d'inverno 1997
Giuseppe Gavazza
titolo provvisorio
Proposta per la realizzazione di un compact disc silenzioso e trasparente.
Descrizione
Un compact disc non inciso, quindi totalmente silenzioso e impossibile da 'far suonare'. Il compact disc si presenta trasparente, con le normali scritte riportate sui compact disc (nome del compositore, titolo e anno della composizione, titoli dei brani, esecutori, ecc.); il compact disc sarà contenuto in una jewel box ribassata, totalmente trasparente. Non é previsto l'inserimento dei consueti libretti di copertina perché coprirebbero la trasparenza dell'oggetto CD+jewel box impedendo la lettura, a jewel box chiusa, delle scritte direttamente riportate sul CD.
Motivazioni estetiche
Realizzazione di un oggetto musicale visivo, immediatamente comprensibile.
L'immediata comprensibilità significa trasparenza del significato realizzata dalla trasparenza fisica di questo oggetto che se da un lato é inequivocabilmente identificabile come compact disc - quindi come oggetto di uso comune progettato, realizzato e conosciuto come portatore di musica - dall'altro lato al primo colpo d'occhio dimostra altrettanto inequivocabilmente la sua impossibilità di essere un oggetto portatore di suoni. é dunque un portatore di silenzio, quindi un puro esempio di pensiero musicale cristallizzato in oggetto.
é' inutile sottolineare quanto il silenzio sia stato protagonista della musica del nostro secolo. Bastino i nomi di alcuni compositori: Anton Webern, John Cage, Morton Feldman, Luigi Nono. Non si vuole certo dire nulla di nuovo o di pi di quanto la musica del Novecento e, in particolare, di questi autori abbia già detto. Si vuole solo rendere omaggio alla musica come pensiero vivo e alla bellezza del silenzio dandogli una forma forse nuova, certo diversa.
E' forse meno inutile invitare a riflettere su quanto ciò che oggi viene venduto come musica sia sempre più spesso solo frastuono, rumore sciocco e volgare.
Preferisco una musica senza suono ad una nella quale siano assenti pensiero e poesia.
Torino, febbraio 1997 G.G.
GIUSEPPE GAVAZZA
Bisogno di estetica 1997
Bisogno di estetica op.57 (1997)
Il rumore non fa bene, il bene non fa rumore. (Niccolò Castiglioni)
Silentium omne strepitu majus.(Tradizionale)
Se ciò che hai da dire non é più bello del silenzio, allora taci. (Proverbio cinese)
Silenzio. (John Cage)
La musica non può esistere senza il suono. (Giacinto Scelsi)
I Solisti dei
diretti da Giuseppe Gavazza
Registrazione effettuata presso lo Studio Giga
il 27, 28, 29 febbraio 1997
da mettere in tondo sul margine del CD:
All rights reserved. Unauthorised copying, hiring, public performance and broadcasting of this disc is impossible
La musica contemporanea, a volte, sembra ascoltare il silenzio. E questo si presenta allora come spazio aperto, senza limiti. (Elvio Facchinelli)
Testo da pubblicare sul catalogo
Artista: Giuseppe Gavazza - compositore
Titolo: Bisogno di estetica op.57
Tipo di opera: Compact disc
La musica é fatta di suono e di silenzio; senza silenzio esiste il suono ma non potrebbe esistere la musica.
Per millenni, in tutte le culture, la musica é stata qualcosa d'attivo; amare e conoscere la musica significava fare musica: cantando, suonando, danzando, apprendendo e tramandando la tradizione e inventando il nuovo.
La musica popolare di oggi é la musica commerciale, che é passiva: il rapporto con essa, quasi sempre, si riduce all'ascolto. Ai mezzi di produzione musicale (la voce, gli strumenti, la scrittura e la tradizione orale) si sono sostituiti gli impianti di riproduzione ad alta o bassa fedeltà. Il compact disc, memoria digitale, é il veicolo del sapere musicale contemporaneo laddove nella nostra civiltà precedente - e ancora oggi in altre civiltà più vive e fertili - la musica giaceva nella memoria delle generazioni e scaturiva dal gesto strumentale degli esecutori sui loro strumenti.
Quanto oggi è venduto come musica é spesso, purtroppo, solo frastuono sterile, rumore sciocco e volgare. Preferisco una musica senza suono ad una nella quale siano assenti pensiero e poesia.
G.G.
Il sopraesposto progetto è stato pensato e redatto per UOMO ARCHITETTURA CITTA' 1997. BISOGNO DI ESTETICA. Torino 1997 e non è mai stato realizzato.
l'estasi e ..........
- il sacro
- l'amore
- il corpo
- il dolore
mi immagino quei fogli di plastica gommosa e morbida, trasparente, spessa (alcuni millimetri) che si usano talvolta come porte di magazzini per entrare e uscire con carrelli senza aprirle, si costano come spesse tende; insomma fogli di questi materiali come cuti con aghi, ami, sonde, solventi iniettati sotto cute e coloranti infiltrati nei capillari così aperti, intracutanei.
I suoni li sento, ma come raccontarli?
---- Presenti, continui, lenti, insinuanti, laceranti, viscerali, affilati, dolci, lontani, intimi .......

1 - Da quando - citando il fulminante slogan della pubblicità dei primi anni ottanta - "Apple ha insegnato l'uomo a Macintosh" click, alias, menù ed icone sono arrivati sulla nostra scrivania virtuale verticale, prima bozza del mondo ipertestuale che sta rivoluzionando la nostra vita. Sono entrate nel linguaggio, nei gesti, nelle menti.
Da allora ho cercato di immaginare e concepire un analogo approccio al mondo dei suoni e della musica, sopratutto in relazione al momento del palco, della performance.
2 - Internet - database di Babele - offre una biblioteca sconfinata di files MIDI dove possiamo attingere repertori conosciuti e sconosciuti. Non sono suoni ma partiture per strumenti informatizzati, codificate in un codice che resiste - a distanza di circa trent'anni - come scrittura musicale digitale "universale".
3 - Negli anni di cui sopra Yamaha ha realizzato con Disklavier la più riuscita e diffusa ibridazione di strumento acustico - il pianoforte - con le tecnologie digitali. Metà legno e ferro, metà silicio e cristalli liquidi Disklavier - nato come sostituto fedele e a buon mercato dei pianisti di pianobar - non ha ancora ricevuto quanto si meriterebbe in ambiti colti.
4 - Max è il nome di un programma nato come interfaccia "amichevole" di controllo di computer musicali dei tardi anni settanta tanto potenti (per l'epoca) quanto ostici da programmare (la storica 4X dell’Ircam) . Anche Max è diventato uno standard per il controllo in tempo reale di segnali MIDI, audio e video.
1+2+3+4 - Una biblioteca MIDI ed un Disklavier controllato da Max permettono di realizzare una performance ipertestuale. Sul palco il Disklavier, un iperpianoforte suonato normalmente che reagisce all'interprete grazie a Max e attinge ad una memoria prodigiosa di repertori.
L'interprete è sul palco con il suo grancoda davanti, ne tocca i tasti ed i pedali ma il rapporto gesto suono ormai è diverso. C'è spazio per il virtuosismo, la fantasia, la sensibilità, la poesia, la conoscenza, l'intelligenza e lo spettacolo; ma è uno spazio altro, meno fisico e più intellettuale, più pensato e meno gestuale o almeno di una gestualità diversa che ha qualcosa del maestro concertatore e direttore d'orchestra o del compositore.
Il fido pianoforte sostituto ha qualcosa di nuovo da dire sul vecchio spazio magico del palcoscenico.
Torino, 19 settembre 2003
Considerazione preliminare
Qualunque immagine riprodotta in rallentato accompagnata dall’Aria sulla quarta corda di Bach diventa bella e commovente: forse perché la quarta corda entra in risonanza d’amore con la corda del cuore (Chordis cordi vibrat)?
L'installazione "Air"
Sala buia, proiezione video su una parete, immagini in diretta da qualunque rete televisiva, possibilmente notiziari. In audio, a ciclo continuo, Air dalla Suite n. 3 in Re Maggiore di Johann Sebastian Bach, meglio conosciuta coma Aria sulla quarta corda, nella versione originale e non in trascrizione.
Appunto tecnico
Trasmettendo in ralenty un segnale TV ricevuto in diretta si accumulano immagini. Si dovrà realizzare un sistema che riallinei alla diretta ad intervalli regolari di circa 5 minuti. Supponendo un ralenty x 5 un minuti di segnale in diretta durerà 5 minuti; dopo 5 minuti il sistema riaggancia in automatico il segnale in diretta. Ovviamente gli altri 4 minuti dei 5 andranno persi.
Venezia, 15 settembre 2003
Just an idea
Premises
I live in Turin, a city builded around car factory FIAT.
Actually FIAT has the worst crisis of its longer then one century
history.
Some weeks ago Gianni Agnelli, owner of FIAT, died. Some newspapers
wrote "Die the last king of Italy". Turin is a town that risk to collapse.
A memory
In Bergen in the wharfage (pier) area just in front of USF there is a wall of squeezed (collapsed) cars; it's a strong and fine imagine, like a big sculpture.
I' ve taken these photos last october.
The idea
Why do not "expose" this bergenian situation?
The "died" cars exactly as they are. Nothing added: no light, no sounds.
Nothing more to prepare: all it's just ready for the "exibition" it only need an artist that signs, some organisation that organise, an invitation card with a title and a photo, an opening date and hour, a period for the visit (open 24 h a day from .... to ....).
The title: Car requiem
Links: the sound of the title: "Car requiem" ---"War Requiem" of Benjamin Britten
the works : Squeezed cars --the squeezed car of Arman artists
Giuseppe Gavazza, 16-03-2003

(titolo provvisorio)
Spazio espositivo ampio, pareti bianche, meglio se una sola, grande parete. Alle pareti, ordinatamente, dal livello pavimento ad un’altezza di circa 2 m., sono fissati molti telefoni cellulari. Ogni telefono riporta sotto di sé, leggibile, il proprio numero e il titolo del brano che costituisce la sua suoneria e indicazioni relative al messaggio ascoltabile nella sua segreteria telefonica.
Le suonerie saranno in parte suonerie standard in parte composte ad hoc.
Il pubblico telefonando ai numeri potrà:
1 - comporre una sinfonia polifonica udibile nello spazio, dal vivo
2 – ascoltare la segreteria telefonica dove potranno esserci altre musiche (originali o non) oppure ricevere suggerimenti su quali numeri fare per ascoltare una partitura che mescoli suoni dal vivo e suoni udibili in segreteria.
Il titolo è ipotetico e dipende dallo sponsor che potrebbe essere sia un produttore di telefoni che un gestore: Nokia, Wind, Sony, Infostrada etc.

G.G. Thiers, maggio 2003

Il brano potrebbe essere Sei bagattelle per un massacro?
Realizzare un video in DVD di una esecuzione di Sei bagattelle per un massacro.
Quattro camere fisse ognuna puntata su ogni interprete, una camera che prende tutti gli interpreti. Registrare una esecuzione da capo al fine, senza interruzioni.
Montare sulla base della partitura in modo da avere in video la stessa scansione di alternanze ad 1 , a 2 a 3 tutti della partitura. Quando ho a2 e a 3 monterò su una stessa videata i primi piani dei singoli.
Torino Ottobre 2003
Titolo provvisorio
Take me (I’m yours)
L’idea nacque da una proposta di collaborazione con una mostra presso il Castello di Rivara (TO) in cui le opere (visive) potevano essere prese e portate via dal pubblico. Il titolo sarebbe stato, appunto, Take me (I’m yours).
Su piccole pagine pentagrammate (formato foglietto interno da cassetta audio o CD) il compositore dal vivo schizza frammenti di musica che saranno suonati e sviluppati in improvvisazioni da uno strumentista (o più). Tale performance sarà registrata e messa a disposizione del pubblico che porterà via la il CD (o la cassetta) registrata con relativa partitura etichetta manoscritta dal compositore; qualora la performnace si accompagni ad una mostra visiva potrà esserci sull’altro lato del foglietto uno schizzo dell’artista, fatto all’istante. Gli oggetti saranno firmati da compositore, strumentista e artista.


Torino, 1997-2003
Specchi dell’anima
Occhio per occhio
Mostra fotografica

Nelle sale grandi foto di primissimi piani di occhi singoli. Occhi di persone conosciute, i cui nomi saranno messi tutti insieme all’inizio o alla fine del percorso o, sala per sala. I livelli di lettura sono: 1 - si va ad una mostra per vedere ma ci si sente osservati. 2 – Gli occhi sono di chi? Riconosciamoli. 3 – Gli occhi, visti più da vicino sono tanti autoritratti del fotografo (che si riflette con il suo strumento negli occhi stessi) 4 – visti ancora più da vicino gli occhi sono solo pixel, punti di colore non significanti.
La Napoule, marzo 2003

A Pamplona nella Ciudadela ci sono spazi espositivi. Uno di questi è El Horno, il forno. Uno spazio chiuso e cieco, tondo di circa 5 metri di diametro alto forse al vertice della cupola 4 metri. Le mura de El horno sono antiche e spesse, l’interno è anche sordo oltre che cieco.

Cupola del Horno
In questo spazio predisporre dei pannelli di diversi materiali e diverse superfici. La sala sarà mantenuta nel buio assoluto. I pannelli saranno pannelli sonori (potranno essere messi in vibrazione da trasduttori elettroacustici tipo SoundBug o simili, oppure nasconderanno posteriormente un altoparlante); i suoni riprodotti saranno ricchi di frequenze gravi.
1 – Il suono si attiva solo quando il pannello è toccato
2 – Il suono c’è sempre (con momenti di silenzio contrappuntati). Ci si avvicinerà ai pannelli seguendo il suono.
Si toccherà il suono stesso che sarà coerente con la superficie, la consistenza (texture) ed il materiali dei pannelli stessi.


I cinema sono sale d’ascolto. Nelle sale fornite di un buon impianto d’amplificazioe (Dolby Surround e simili) le condizioni di ascolto di musica riprodotta spesso sono migliori di quelle delle sale da concerto, costruite prima dell’avvento della musica amplificata e comunque anche quando progettate e realizzate in tempi più recenti, concepite solo per la musica acustica da concerto d’impostazione tradizionale.
Si può pensare quindi un repertorio di musica da concerto adeguato alle sale cinematografiche che sono peraltro ben più diffuse sul territorio delle sale da concerto.
Le possibilità sono molte scegliendo tra musica e immagini o solo musica (in sala buia).
La musica in sala buia potrebbe riproporre molte musiche elettroacustiche storiche di raro ascolto (quasi tutte lo sono) e opere realizzate ad hoc.
Tra le opere ad hoc ci potrebbero essere riletture di classici sia acustici che elettroacustici. Partendo da una registrazione di un brano acustico, la proposta in un ambiente che permette trattamento di suoni, compresa un ben diverso controllo delle dinamiche e della diffusione nello spazio diventa a pieno titolo una possibilità di interpretazione. Null’altro, in un certo senso, di ciò che si faceva in passato con le trascrizioni per diversi organici.
Un primo esempio di trascrizione sarà il Bolero di Ravel.
Torino, estate 2003
Esplorazione acustica di spazi espositivi
Una suite di spazi normalmente adibiti a mostre (o anche spazi diversi) sarà tenuta al buio assoluto. Il pubblico esplorerà gli spazi usando una torcia acustica, fornita all’ingresso. Ogni torcia, che avrà un altoparlante al posto della normale lampadina, sarà caratterizzata da un suono diverso; un bottone permetterà di lanciare nello spazio i suoni della torcia che, riflessi dai muri, aiuteranno ad orizzontarsi. Sulla torcia ci sarà anche un bottone Panic che produrrà un flash luminoso. Saranno adatti suoni brevi e ricchi soprattutto di frequenze acute.

Un CD audio del tutto normale: con musiche mie scritte ad hoc, la serigrafia riportante il titolo INAUDITO i titoli dei brani e le durate, completo di bollino SIAE incollato direttamente sul CD.
Il CD sarà immerso un una colata di metacrilato (Plexiglas) della misura delle normale scatole trasparenti dei CD. Ovviamente il CD non potrà essere estratto per essere ascoltato, il billino SIAE, riportante i numeri progressivi farà fede del numero limitato di copie tirate.
Torino autunno 2003


Slow food
Slow music
Slow sensations
Slow life
Nel bel libro Momo di Michael Ende insidiosi Uomini Grigi rubano il tempo
agli esseri umani; Mâitre Hora (nella versione francese) lo restituirà in fine a tutti gli uomini tramite l'azione di una bambina (Momo, appunto). Nella casa di Mâitre Hora ci sono migliaia di orologi che battono il tempo, ossessivi.
La musica attuale di grande diffusione, batte sempre il tempo, lo scandisce inesorabilmente; è musica del nostro tempo anche, e forse soprattutto, per questo.
La nostra vita è scandita dal tempo che passa, ci viene imposto un tactus di vita inesorabile e incalzante: dobbiamo correre, dobbiamo fare, dobbiamo produrre e scambiare. Il tempo interiore é sommerso, soffocato dal tempo esteriore: i ritmi del mondo moderno ci sono imposti anche attraverso la musica.
Straordinaria l'idea di Slow Food, antidoto e salvezza, per il corpo e lo spirito, al nefasto concetto di fast food. Non voglio immaginare un pasto Slow Food scandito da musica incalzante, ci vuole una musica in sintonia, una Slow Music oppure un silenzio che lasci emergere il tempo interiore.
Talvolta si dice, di un brano non proprio raffinato e intellettuale, che è “gastronomico”. Se l’attenzione dedicata al cibo (a partire dalle mense scolastiche) fosse la stessa che si dedica alla musica (nelle scuole come nei locali e nelle situazioni pubbliche) i NAS e il sistema sanitario interverrebbe immediatamente a protezione della nostra salute fisica. Ma la convinzione che i nostri stomaci e fegati siano più preziosi e delicati delle nostre orecchie (e dello spirito) può portare danni molto gravi.
Auspico che arrivi presto una Slow Music, una cultura Slow Food anche per i suoni con assaggi, confronti, riviste, libri, circoli, rassegne colte e raffinate, amore per la storia, la cultura e il buon vivere attraverso le orecchie oltre che il palato e il naso.
Progetto di sound design globale per il villaggio olimpico, Torino 2006
Un progetto di sound design per una struttura organica, articolata e complessa come un villaggio olimpico non va inteso come semplice operazione di maquillage.
Si è certamente più abituati a pensare e percepire una struttura architettonica e urbanistica in termini visivi. Giustamente perché i progetti, le maquettes, i materiali documentari sono disegni, plastici, fotografie; materiali muti in cui il suono non esiste.
E’ però altrettanto oggettivo che nel progetto compiuto la realtà acustica esiste e influisce sulla percezione e la fruizione dei luoghi incidendo considerevolmente sulla loro vivibilità, abitabilità, comprensibilità, fruibilità.
I colori o il sistema d’illuminazione (compresa la funzionalità alla luce naturale) sono integrati nel progetto iniziale e non lasciati a dopo; non sono, per l’appunto, solo un maquillage.
Allo stesso modo mi pare importante e fortemente innovativa, una progettazione sonora e acustica integrata nel progetto iniziale, coerente e funzionale ad esso, alla sua estetica e alla sua filosofia.
Non tanto barriere acustiche antirumore quanto un sistema audio integrato pensato e realizzato per gli interventi, che potrebbero essere affidati ad artisti e specialisti (scelti per chiamata e/o concorso), nello spirito del progetto architettonico e in quello dell’evento che non è solo un evento sportivo, pur di portata globale, ma un momento storico, culturale e sociale fortemente mediatico.
Affreschi musicali creati su misura per gli spazi del villaggio.
Un sistema audio integrato sarebbe peraltro facilmente aggiornabile per adeguare gli interventi sonori e musicali ai diversi momenti: nell’arco della giornata, degli eventi nel periodo dei Giochi, per la riconversione successiva. Il suono è, per sua natura, un evento e, in quanto tale, effimero e infinitamente rinnovabile.
Sono profondamente convinto che “il primo villaggio olimpico sonoro” non sarebbe, solo uno slogan, ma un’avventura eccitante ed un valore aggiunto innovativo e vincente.
Torino, ottobre 2003, Giuseppe Gavazza
The Sound Village (The village in sound?)
Global sound design project for the Olympic village, Turin 2006
A sound design project for such a complex articulated organic structure as the Olympic village should not be considered simply a cosmetic exercise. Certainly we are more accustomed to think of and perceive an architectural and urbanistic structure in visual terms, particularly since the projects, drafts and documents are plastic, designs, maybe photographs. These are mute materials where sound does not exist.
However, objectively, an acoustic reality does exist in the completed project and it influences perception and the enjoyment of the spaces, impinging considerably on their potential for good living, their habitability, their comprehensibility and their potential success and enjoyment.
Colours and light systems (including the functionality of natural light) are integrated in the initial project and not left till later. These, precisely, are not just cosmetic.
To project sound and an integrated acoustic into the initial project would be it seems to me important and innovative, coherent and functional to the project, as well as to its aesthetics and its philosophy. These would not be so much anti-acoustic barriers as an integrated and well thought out audio-system to coincide with the interventions. This could be assigned to artists and specialists (chosen via a competiton or by tender), in the spirit of the architectural project and of the event which is not just a sporting event – albeit global – but also a historical cultural and social moment, which is highly mediated.
Musical frescoes can be created apace with the spaces of the village.
An integrated audio-system could also be up-dated to fit the sound and musical interventions at different moments, throughout the day, during the actual Games, and for the successive reconversion. Sound is by its very nature an event, and as such ephemeral and infinitely renewable.
I am fully convinced that “the first Olympic sound village” would not be just a slogan but an exciting adventure with innovative and winning additional value.



