Titolo: Rock'n slap
Organico: clarinetto basso
Durata: 7’
Anno di composizione: 1991
Proprietà, editore: autore
Prima esecuzione: Rapallo, giugno 1992, Rocco Parisi, clarinetto basso
Altre indicazioni: scritto per e dedicato a Rocco Parisi
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Rock'n slap è, in qualche modo, un esempio di musica da vedere; in aggiunta ai suoni compaiono infatti in partitura indicazioni piuttosto precise riguardanti i gesti da compiersi dall'esecutore. Questo perché? In parte perché m’interessava e incuriosiva intervenire anche su quest’aspetto cosi importante delle esecuzioni dal vivo, in parte perché ho cercato un tipo di gestualità che, di là dall’aspetto visivo, incidesse anche su quello acustico: ad esempio, molto semplicemente, uno stesso suono che si sente diverso se suonato con la campana del clarinetto rivolta verso il centro sala o verso i lati o, ancora verso il retro, o, ancora, movendo più o meno rapidamente la campana (suonando) in queste direzioni. La scelta del movimento ha dunque un senso acustico (e questo si sente anche nel disco), un senso teatrale (e si coglie nelle esecuzioni dal vivo, in ogni modo senza alcun’intenzione provocatrice, ci vorrebbe ben altro) e musicale; la gestualità rientra, infatti, a tutti gli effetti nel progetto compositivo (come spiegherò tra qualche riga). La forma in breve.
Due sezioni - la sezione Rock e la sezione Slap - ritornano alternandosi in uno sviluppo spezzato piuttosto lineare e semplice. Dunque una specie di rondò o, se vogliamo, di forma ritornellata, strofica (a refrains) che assomiglia alla forma della canzone o della canzonetta (in tutte le accezioni storiche o attuali di questi termini). Le due sezioni che sono inizialmente molto diverse e riconoscibili (una basata su un elementare tactus ritmico omogeneo e insistente scandito dagli slaps, l'altra sull’esposizione dilatata di spettri armonico-timbrici data dai multifonici) procedendo (l'una con durata costante l'altra con durata progressivamente maggiore) giungono a fondersi nell'episodio finale, il più lungo e articolato.
Le linee di sviluppo sono progressivamente più intricate ma si possono semplificare cosi.
1 - La scansione del tactus di slaps, si arricchisce secondo una progressione geometrica di 'novità' o eccezioni: spostamenti d’altezza, accenti, silenzi, movimenti e posizioni dello strumento-strumentista (e qui la gestualità cui accennavo poco sopra) che si sostituiscono al tessuto noiosamente omogeneo di un’oscillazione metronomica od orologistica (m.M. = 60). In breve: un metronomo-orologio umano (sottolineato anche qua e la dal pendolare del clarinetto) si arricchisce di scarti ed effrazioni che prendono piano piano una forma musicale che va verso l'altra sezione (quella degli armonici) con la quale si fondono nell'episodio finale.
2 - I multifonici esposti inizialmente come timbri isolati acquistano poco alla volta un senso armonico e melodico. Cerco di chiarire: il voluto e calcolato accostamento di certi multifonici permette di sentirne le relazioni 'armoniche'; poco a poco più che una serie di timbri consecutivi all'orecchio questi multifonici dovrebbero apparire come accordi concatenati, proprio perché, assecondano il valore armonico del timbro degli strumenti acustici (sarebbe meglio dire il valore timbrico delle strutture armoniche?).
In più si delinea in cima a questi suoni, sempre più una serie di suoni isolati che ben presto acquistano un chiaro profilo melodico. Qui possiamo sentire il Rock perché, costruendo su un suono base (in pratica su una posizione base del clarinetto, vale a dire ancora su una colonna d'aria formata dalla dimensione del tubo del clarinetto basso sulla posizione di chiavi del re grave) e facile ritrovarsi a girare sugli accordi base della musica tonale; in breve la successione timbrica di multifonici si organizza ben presto in un 'giro d'accordi' costruito sui gradi I, IV e V, chiara mimesi del giro blues o affini. (spero di cuore che questo non conduca a farmi considerare un epigono di neo romantici, post moderni o affini etichette, scuole, correnti, che non amo affatto).
Non voglio dire che il giro armonico sia inesorabilmente implicito nella natura dello strumento; ho assecondato di buon grado una delle naturalità fisico-acustiche dello strumento, nella consapevolezza che possano coincidere con quelle dell'ascoltatore mirando più all’immediatezza dell'ascolto che alla volontà di fare una dimostrazione pratica d’ipotesi fisico-acustiche.
Il rock si può sentire dunque nel giro pseudo blues ma anche nel clarinetto basso che spesso è scambiato per un saxofono ed infine anche nell’omogenea ripetitività ritmica e percussiva della sezione Slap. Il senso del pezzo e, come sempre, in ciò che ognuno vorrà e saprà cogliere. Nelle mie intenzioni è quello di un brano immediato, in qualche misura 'leggero', da vedere in chiave ironica e divertente, ma che in ogni modo ha uno spessore; innanzitutto nella complessa articolazione dell'esecuzione (anche se può non sembrare è un pezzo virtuosistico di gran difficoltà) e inoltre in fase di progettazione e costruzione; mi auguro che questo si capisca all'ascolto indipendentemente dalle parole usate per spiegarlo.
G.G. 1992
CD: DUBIDUBIDU: nuova musica per clarinetto basso. Rocco Parisi, Clarinetto basso.
DDT 19203, Torino 1992
…… ascoltare Rock'n Slap, scritto espressamente per Rocco Parisi, che è un brano estremamente significativo del rapporto di collaborazione tra il compositore e interprete. Rapporto che qui è qualcosa di più del cogliere un'occasione per una bell’esecuzione o del dare forma musicale ad un'amicizia: è creare la situazione per uno scambio stimolante tra chi compone e chi esegue, così da avvicinare i confini della fertile terra di nessuno che separa il pensare la musica dal farla. La versione qui presentata subisce alcune varianti relative a componenti gestuali significative solo nell'esecuzione live.
