Schweinengesang, Requiem per un porco

Titolo: Schweinengesang, Requiem per un porco
Organico: audio a due canali
Durata: indefinita
Anno di composizione: 2005
Proprietà: autore, Johannes Pfeiffer
Prima esecuzione: Seravezza, Arkad, aprile-maggio 2005
Altre indicazioni: installazione audio visiva con Johannes Pfeiffer

La Fondazione Arkad di Seravezza proponeva nel febbraio 2005 a ENOLI Arte una mostra con il tema:
Arte e cibo: prodotti, colori, materia.
Installazioni che utilizzano, evocano, si riferiscono a materiali legati ai prodotti locali:
olio, vino, pane, salumi, formaggi, frutta e verdura…

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Con Johannes Pfeiffer siamo andati a visitare gli spazi, un grandissimo capannone industriale per lavorare il marmo, ed abbiamo scelto un locale scuro, angusto e umidissimo, accanto alle vasche di decantazione delle acque reflue del taglio del marmo: una cantina buia e cupa come una tomba. Per questo spazio abbiamo concepito Schweinengesang, Requiem per un porco, installazione audio visiva.

Ascolta un frammento di Schweinengesang

Una pergola d’ipertrofiche salsicce fluorescenti (budelli insaccati con schiuma isolante spray da edilizia illuminati con luce nera, neon di Wood) si illuminavano spettrali non appena uno spettatore entrava facendo partire la colonna sonora: dal fondo della stanza buia una vecchia incisione gracchiante del ciclo di lieder Schwanengesang (Il canto del cigno) di Franz Schubert contrappuntava i drammatici gridi di dolore di un suino morente riverberati come in una cattedrale.

Il progetto musicale:
Canale 1: Una vecchia frusciante registrazione del ciclo di lieder Schwanengesang (Il canto del cigno) di Franz Schubert, etichetta His master voice-Great Recordings of the Century, tagliata a pezzi, macinata e insaccata nella timeline di un programma di sound-editing con l’aggiunta di un pizzico di spezie in granelli di artefazioni elettroniche.
Canale 2: Il canto del porco (Schweinengesang) reverberato dall’acustica umida e rifrangente di uno spazio chiuso diviene un lamento simile alle voci litaniche delle balene.
Antifonalmente questo canto doloroso risponde alle voci in frantumi del vecchio vinile.

La voce del maiale morente, reverberata dallo spazio di una cattedrale, canta il suo requiem: quello che il maiale chiama fine del mondo il resto del mondo chiama salsiccia.
Anche i frammenti sempre più diradati e lontani dei dialoghi di balene e capodogli, qui diffusi e registrati in uno dei santuari in cui vivono protette, sono il requiem di una specie che si sta estinguendo.

GG, 2005