Titolo: von der Erde
Organico: orchestra sinfonica
Durata: 888” (14’ 48’’)
Anno di composizione: 1992
Proprietà, editore: autore
Prima esecuzione: non eseguito
von der Erde parte dall’accordo fortissimo che Bartok affida, ripetuto 5 volte, a tutta l’orchestra alle misure 110-112 del primo tempo della splendida Cantata profana, I cervi fatati. Bartok inventa qui, con l’orchestrazione, uno straordinario strumento a percussione dal suono agghiacciante, usa, secondo me, l’orchestra come un sintetizzatore: costruisce il suono di uno strumento percussivo nuovo sovrapponendo strumenti così come nella sintesi additiva si costruiscono suoni aggiungendo oscillatori. Ovviamente Bartok nel 1930, anno in cui scrisse la Cantata profana, non poteva pensare nei termini di strumenti che ancora non esistevano, ma è anche evidente che il pensiero artistico anticipa e che gli strumenti vengono realizzati anche quando premono le esigenze creative.
La testimonianza di una altro grande compositore ungherese più recente, Ligeti, va proprio in questa direzione: le esperienze nello studio di Colonia nei tardi anni Cinquanta portarono Ligeti a pensare, per sua esplicita dichiarazione, l’orchestra in modo del tutto nuovo che non avrebbe potuto esister senza la conoscenza degli strumenti elettronici. Per questo così come mi sento di dichiarare che i capolavori di musica elettronica di Ligeti sono i suoi brani strumentali (come Atmospheres, Lontano, Requiem, Kammerkonzert, Continuum) mi sento di sostenere che Bartok, in quell’accordo e altrove nelle sue composizioni, pensa la composizione come sintesi e costruzione del suono.
In von der Erde dunque ho usato da un lato quest’accordo, dall’altro sono partito dalle analisi spettrali (sonogrammi) del suono di un grande gong balinese.
Von der Erde è un lavoro compositivo d’analisi e sintesi: analisi e ricomposizione dell’accordo clonato da Bartok, spezzato e ricomposto in modi diversi, allungato nel tempo. Poco a poco questo accordo si trasforma nello spettro timbrico di un gong balinese; qui ho usato gli strumenti dell’orchestra come gli oscillatori di un sintetizzatore acustico, cercando di ricostruire un suono che fosse la copia del suono di un gong. Anche questo suono poi viene spezzato, ricomposto e rallentato, esteso nel tempo.
GG, Parigi 1995
Organico:
Ottavino, 2 Flauti in do, 2 Oboi, Corno inglese, 2 clarinetti in sib, Clarinetto basso, 2 Fagotti, Controfagotto, 4 Corni in fa, Tromba in do, 2 Trombe in sib, 2 Tromboni tenori, Trombone basso, Tuba bassa
Percussioni (5 esecutori): 2 Timpani, 2 Gran casse, Tamburo militare, 3 Tam-tam, 3 Triangoli, Glockenspiel, Celesta, Vibrafono, Marimba, Armonica a bocca, Arpa
Violini I (div. a 2/ a 3), Violini II (div. a 2/ a 3), Viole (div. a 2), Violoncelli (div. a 2/ a 3), Contrabbassi (div. a 2/ a 3)